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lundi 25 septembre 2023

Blue Dawn : Reflections from an Unseen World


Aujourd'hui je vous emmène du côté occulte du rock progressif génois car il y a dans cette ville une véritable scène dark vivante et surtout de grande qualité. Depuis longtemps, les Death SS, Malombra, Helden Rune, Alchem, IANVA, Egida Aurea, Il Segno del Comando, Il Ballo delle Castagne et plus récemment La Janara répandent leurs notes plombées sur la capitale ligurienne. Avec Blue Dawn, on est également en plein dans le sujet. Avec trois albums au compteur depuis sa création en 2009, le groupe fait complètement partie de ce mouvement local undergound. Il compte même en son sein un membre d'Il Segno del Comando en la personne du guitariste surdoué, Davide Bruzzi.
L'écoute de ce quatrième album, Reflections from an Unseen World, permet d'acter une légère inflexion dans le style du groupe. Bien sûr, globalement on navigue toujours sur une route maritime marquée par les tempêtes et les coups de tabac, avec à bâbord un métal gothique de grande classe ("Hostage of Grudge") et à tribord un heavy metal de première génération avec un morceau comme " Damage Done" dont le chant n'est pas sans rappeler celui de Lemmy Kilminster. 
Bien sûr aussi, le groupe ne peut pas s'empêcher de payer son tribut au géniteur suprême, j'ai nommé Black Sabbath. La reprise d'un morceau comme "Who are you ?" tiré de Sabbath Bloody Sabbath a de fait pour principal intérêt de démontrer que le groupe maîtrise son sujet, ce que l'on avait déjà compris avec "Damage Done" ou encore avec l'étonnant "Praise of Folly" qui alterne avec adresse phases doomesques et envolées épiques sur lesquelles la voix de Monica Santo fait merveille. 
Si vous pensez également à Blue Oyster Cult en écoutant "From Hell", rien de surprenant. On est effectivement dans le même registre avec des atmosphères très proches. Au passage, non seulement le morceau est très réussi mais le solo de guitare qui démarre en tapping est de toute beauté. Puisqu’on en est aux parties instrumentales, et si vous appréciez ce genre d'exercice, vous avez rendez-vous avec l'énorme "Blue Monster in my Heart" qui porte bien son nom. Accrochez vous parce que çà décolle à la verticale au moment où on ne s'y attend pas.
Mais je reviens à mon histoire d’infléchissement dans le ton car il y a sur la deuxième partie de l'album, quelques surprises à commencer par le hanté "Shades" qui permet d'entendre Mercy (Malombra) au chant et Fulvio Pereda au Mellotron pour un morceau beaucoup plus axé sur le mélodique avec toutefois un emballage qui reste marqué par une ambiance gothique pesante. Je pense aussi à "Sea of Glass" qui tient plus du métal épique avec le côté emphatique qui va bien. Le morceau est clairement tiré vers le haut par les parties de guitares. Il se termine par une étonnante coda d'une grande beauté mélancolique.
Enfin "Colorfoul", après une intro cataclysmique se la joue ambiance langoureuse avec le saxo de Roberto Nunzio Trabona qui flirte avec la voix devenue enjôleuse de Monica Santo mais les gros riffs de guitare bien gras reviennent régulièrement faire quelques apparitions avec à chaque fois une accélération soudaine du rythme. Il faut savoir apprécier ce genre d'exercice mais je dois reconnaître que le final furieux est de la folie pure.
Côté design, la pochette à la Jacula, que l'on doit à Alessandra Toni, est magnifique, avec une profondeur mystique réellement captivante et fascinante avec toujours la même question : qui sont ces personnages mystérieux encapuchonnés, sans visage, déambulant dans un décor de Pandémonium ? D'ailleurs si vous achetez le CD, vous aurez même droit à une reproduction cartonnée de la couverture. 
En tout cas, si vous êtes fan de ces ambiances dark mais que vous n'avez pas envie de vous taper un déferlement bourrin non stop, cet album renferme un heavy rock gothique agrémenté de nombreuses subtilités qui devrait vous plaire. Comme quoi, même en passant du côté obscur de la force, il peut encore y avoir de l'espoir !

Le groupe : Enrico Lanciaprima (basse, chant), Andrea Martino (guitares), Monica Santo (chant), Davide Bruzzi (guitares et claviers), Andrea Di Martino (batterie)

Invités : Renato "Mercy" Carpaneto (chant), Fulvio 'Dr Fungus" Pereda (Mellotron, tablas)

La tracklist :

  1. Hostage of Grudge
  2. Praise of Folly
  3. Damage Done
  4. From Hell
  5. A Blue Monster in my Heart
  6. Who are you ?
  7. Shades
  8. Sea of Glass
  9. Colorful
     

Label : Nadir

Distribution : Black Widow Records

Le bandcamp de Blue Dawn

mardi 19 septembre 2023

Il Segno del Comando : Il Domenicano Bianco (trad. it.)

Con Il Domenicano Bianco, siamo di fronte al sesto album in studio del gruppo Il Segno del Comando. Per una volta inizio questa rubrica soffermandomi qualche istante sull'aspetto concettuale di questo disco, dato che a discografia de Il Segno La Del Comando segue da anni il lavoro dello scrittore austriaco Gustav Meyrink, uno dei più grandi nomi della letteratura fantasy europea, e la band continua in questo senso con il nuovo album. Meyrink è meglio conosciuto per la Notte di Valpurga, ma ha scritto anche diversi libri che hanno come tema comune quella che lui chiamava conversione. Si tratta di una visione in evoluzione dell'uomo che deve uscire dal suo carattere educato, formattato e disposto a svolgere un ruolo possibilmente produttivo nella società, per andare verso una rinascita personale. Questa rinascita dovrebbe consentire a ciascun essere umano di riappropriarsi del proprio destino e diventare un essere unico, che troverà così la simbiosi con il centro del mondo. Si tratta di un viaggio che richiede la rottura, la rinuncia alle evidenze intellettuali, il distacco materiale ma anche emotivo, e quindi l'ascetismo, per passare successivamente all'acquisizione di nuove conoscenze. In tutto questo è evidente una ricerca di perfezione (flos forum) con forti connotazioni esoteriche e mistiche. Credenze e dottrine, sia occidentali che orientali, sono tutte evocate e chiamate ad accompagnare i personaggi principali dei quattro libri e consentire la loro trasformazione (conversione). L’opera dell’autore è intrisa anche di una forma di misantropia soggiacente e di un atteggiamento estremista, vicino al fanatismo, che può sorprendere. Visto che siamo sul Domenicano Bianco, basti sapere che il giovane eroe, o in questo caso il ricorrente, si ritrova a confessare allo spettrale monaco tutti i suoi peccati, compresi quelli che potrebbe commettere in futuro. Diego Banchero ha iniziato a utilizzare gli elementi letterari di Gustav Meyrink dal secondo album del suo gruppo con Der Golem (del 2002) e poi con Il Volto Verde nel 2013, che hanno coperto i rispettivi romanzi. Con Il Domenicano Bianco, Il Segno del Comando chiude una trilogia della sua personale lettura dell'opera dello scrittore austriaco.

Iniziando con “Il Libro Color Cinabro”, il colore (è proprio il caso di dirlo) viene visualizzato. I grandi organi impongono un decoro solenne. Ci affascina un prog oscuro che tuttavia ha il buon gusto di non strafare nel lugubre (cosa che non sempre accade nei vicini di casa di Malombra) e che resta lontano da ogni teatralità (a differenza di IANVA). Con "La Bianca Strada" che segue, gli affilati riff di chitarra, le sepolcrali note di tastiera e soprattutto la voce calda ed espressiva di Riccardo Morello, si mettono al servizio di una musica che appare invariabilmente sincera e generosa. A riprova di questo cito la successione di assoli di chitarre elettriche eseguiti con maestria da Davide Bruzzi e Roberto Lucanato. Questo brano è uno dei must dell'album ma anche dell'intera discografia del gruppo. Con “Il Domenicano Bianco” il ritmo accelera notevolmente. Capiamo che si tratta di dare una dimensione epica al personaggio e quindi alla canzone. La cosa è perfettamente riuscita. Fernando Cherchi, solitamente discreto, coglie l'occasione per scatenarsi con la sua batteria. Impone così al pezzo un ritmo infernale. Questa volta sono i nostri duettisti della chitarra a trovarsi in secondo piano. “Ofelia” descrive con dolcezza l'arrivo nella storia dell'amato personaggio. Tornando per un momento all’aspetto letterario, mi chiedo se questa presenza femminile non rappresenti in definitiva l'equivalente della tentazione nella mente torturata di Meyrink. Certe atmosfere criptiche, come quelle di "La Testa Di Medusa" e del successivo brano "Il Dissolvimento Del Corpo Con La Spada", ricordano certo Jacula e Antonius Rex. Tuttavia, da quando Il Segno del Comando è in attività (a dire il vero da più di venticinque anni), dobbiamo fare riferimento soprattutto a quello che è lo stile del gruppo: un'oscurità nel tono che si fonde perfettamente con linee melodiche avvincenti, un'enfasi che sostiene voli grandiosi che talvolta sfiorano perfino il lirismo. L'anti Akron in un certo senso! 

Tornando a "Il dissolvimento del corpo con la spada", ecco un altro pezzo forte di questo album: un brano estremamente teso che farà la gioia degli amanti degli sviluppi strumentali (che non mancano), con molteplici colpi di scena sia sulle chitarre che sulle tastiere e con una sezione basso/batteria che struttura il tutto senza tremori. È importante sottolineare qui che Diego Banchero, autore di tutti i testi e delle musiche ad eccezione di "La testa di medusa" firmata da Beppi Menozzi, conduce magistralmente il suo mondo, supportato da Davide Bruzzi che si rivela sempre più essenziale, e soprattutto efficace, sul piano degli arrangiamenti. 

"Missa Nigra 2021” mira ad essere più pacato, ma è denso in modo soffocante e soprattutto adotta una statura ieratica che rende il brano una messa nera dai forti toni satanici.
Non ho dimenticato la bellezza del finale strumentale, "Solitudine", che facilmente ci immageremmo suonato su un Chapman Stick, e che sembra voler trasmettere un messaggio finale tanto esoterico quanto misterioso. L'assenza di parole lascia così a ciascuno uno spazio per immaginare cosa rappresenti per lui la vera solitudine: “La solitudine favorisce le rivelazioni dello spirito” (Jacques Chardonne). 
Ci sono gruppi come questo, la cui musica acquista slancio disco dopo disco. Per Il Segno del Comando, Il Domenicano Bianco si rivela senza dubbio il suo album più compiuto e decisivo. Forse è dovuto al fatto che il gruppo ha trovato un perfetto equilibrio interno con i suoi componenti attuali, forse è semplicemente dovuto alla maturità, ma in ogni caso tutto è al suo posto per il meglio, e questo meglio è Il Domenicano Bianco!
La fantastica esibizione live offerta dalla band genovese il 3 settembre 2023 al festival 2 Days Prog+1 di Revislate non ha fatto altro che confermare il posizionamento de Il Segno del Comando che appariva quella sera, ai tanti spettatori presenti, come un gruppo imprescindibile dell'attuale rock progressivo Italiano. Era ora!
 
Band : Diego Banchero (basse), Davide Bruzzi (guitares, claviers), Roberto Lucanato (guitares), Riccardo Morello (chant lead et choeurs), Beppi Menozzi (claviers), Fernando Cherchi (batterie)

Tracklist

  1. Il libro color cinabro
  2. La bianca strada (suonato 2 Days Prog + 1, le 03/09/2023)
  3. Il Domenicano Bianco (suonato 2 Days Prog + 1, le 03/09/2023)
  4. Ofelia
  5. La testa di medusa
  6. Il dissolvimento del corpo con la spada
  7. Missa Nigra 2021
  8. Solitudine

Label : Nadir

Distribuzione : Black Widow Records 
 

dimanche 17 septembre 2023

Il Segno del Comando : Il Domenicano Bianco


Avec Il Domenicano Bianco, nous voici donc face au sixième album studio du groupe Il Segno del Comando et pour une fois, je vais commencer cette chronique en m'arrêtant quelques instants sur l'aspect conceptuel de ce disque car la discographie d'Il Segno del Comando suit, depuis de années, l’œuvre de l'écrivain autrichien Gustav Meyrink, un des plus grands noms de la littérature fantastique européenne et il se trouve que c'est encore le cas avec cet album. Meyrink, on le connaît surtout pour La nuit de Walpurgis mais il a en fait écrit plusieurs livres qui ont pour thème commun ce qu'il a désigné sous le nom de conversion. Il s'agit en fait d'une vision évolutive de l'homme qui doit s'extraire de son personnage éduqué, formaté, préparé à jouer un rôle, si possible productif, dans la société, pour aller vers une renaissance personnelle devant permettre à chaque être humain de reprendre sa destinée et de devenir un être unique qui trouvera ainsi la symbiose avec le centre du monde. Le parcours exige la rupture, le renoncement des évidences intellectuelles, le détachement matériel mais aussi affectif, donc l’ascèse, pour enfin passer à l'acquisition de nouvelles connaissances Il y a une évidente quête de la perfection dans tout cela (flos forum) avec de fortes connotations ésotériques et mystiques. Les croyances et les doctrines, autant occidentales qu'orientales, sont toutes évoquées et sollicitées pour accompagner et permettre la transformation (la conversion) des personnages principaux des quatre livres. Mais, il y aussi en filigrane une forme de misanthropie qui ne dit pas on nom et une posture jusqu'au-boutiste, proche du fanatisme, qui peuvent interloquer. Puisque nous sommes sur le Dominicain Blanc, il suffit de savoir que le jeune héros, ou en l’occurrence l'impétrant, se retrouve à confesser tous ses péchés au religieux spectral, y compris ceux qu'il pourrait commettre dans le futur. Diego Banchero a commencé à utiliser les éléments littéraires de Gustav Meyrink dès le deuxième album de son groupe avec Der Golem (en 2002) qui correspondait à Le Golem puis avec Il volto verde en 2013 qui reprenait Le Visage vert. Avec Il Domenicano Bianco, Il Segno del Comando clôt ainsi une trilogie de sa propre lecture de l’œuvre de l'écrivain autrichien.
Dès "Il libro color cinabro", la couleur (c'est bien le cas de le dire) est affichée. Les grandes orgues imposent un décorum solennel. Nous sommes happé par un dark prog qui a toutefois le bon goût de ne pas en rajouter dans le lugubre (ce qui n'est pas toujours le cas des voisins de Malombra) et qui reste éloigné de toute théâtralité (a contrario de IANVA). Avec "La bianca strada" qui suit, les riffs de guitares tranchants, les notes de claviers sépulcrales et surtout la voix chaude et expressive de Riccardo Morello, se mettent au service d'une musique qui s'affiche invariablement sincère et généreuse. J'en veux pour preuve cette succession de chorus aux guitares électriques assurés avec maestria par Davide Bruzzi et Roberto Lucanato. Ce morceau est un des musts de l'album mais aussi de toute la discographie du groupe. Avec "Il Domenicano Bianco", le tempo s’accélère notablement. On comprend qu'il s'agit là de donner une dimension épique au personnage donc à la chanson. Et c'est parfaitement réussi. Le d'habitude discret Fernando Cherchi en profite pour se déchaîner sur sa batterie. Il impose ainsi un rythme infernal au morceau. Cette fois, ce sont nos duettistes aux guitares qui se trouvent en position de suiveurs. "Ofelia" décrit avec douceur l'arrivée dans l'histoire de la bien-aimée Ophélie. Pour en revenir un instant au côté littéraire, je me demande d'ailleurs si cette présence féminine ne représente pas finalement l'équivalent de la tentation dans l'esprit torturé de Meyrink. Certaines ambiances cryptiques, comme celles de "La testa di medusa" et de la piste enchaînée "Il dissolvimento del corpo con la spada" rappellent bien sûr Jacula et Antonius Rex mais depuis le temps qu'Il Segno del Comando est sur le pont (depuis plus de vingt cinq ans en fait), il faut avant tout se référer à ce qui est le style du groupe : une noirceur de ton qui se marie parfaitement avec des lignes mélodiques prenantes, une emphase qui supporte des envolées grandioses frôlant même parfois le lyrisme. L'anti Akron en quelque sorte ! 
Pour en revenir à "Il dissolvimento del corpo con la spada", voici un autre highlight de cet album, un morceau tendu à l'extrême qui ravira les amateurs de développements instrumentaux car là il y en a, avec de multiples rebondissements tant du côté guitares que claviers avec une section basse/batterie qui structure tout cela sans trembler. Il est important de souligner ici que Diego Banchero, auteur de tous les textes et de la musique à l'exception de "La testa di medusa" signé par Beppi Menozzi, mène son monde de main de maître, épaulé par un Davide Bruzzi qui se révèle de plus en plus indispensable et surtout efficace côté arrangements. 
"Missa Nigra 2021" se veut plus posé mais est d'une densité étouffante et adopte surtout une stature hiératique qui fait de ce morceau une messe noire aux forts relents sataniques.
Je n'oublie pas la beauté de l'instrumental final, "Solitudine", qu'on aurait facilement imaginé joué au stick, qui semble vouloir transmettre un dernier message aussi ésotérique que mystérieux. L'absence de paroles laisse ainsi à chacun la place d'imaginer ce que représente pour lui la vraie solitude, "La solitude est propice aux révélations de l'esprit" (Jacques Chardonne). 
 
Il y a des groupes comme çà dont la musique prend de l'ampleur disque après disque. Pour Il Segno del Comando, Il Domenicano Bianco se révèle incontestablement son album le plus abouti et le plus décisif. Peut-être est-ce dû au fait que le groupe a trouvé un équilibre interne parfait avec ses membres actuels, peut-être est-ce tout simplement dû à la maturité, mais en tout cas, tout est en place pour le meilleur et le meilleur c'est Il Domenicano Bianco !
 
La formidable prestation live qu'a proposée la formation génoise le 3 septembre 2023 au festival 2 Days Prog + 1 à Revislate n'a fait que confirmer le positionnement d'Il Segno del Comando qui est apparu ce soir là, à beaucoup de spectateurs présents, comme un groupe incontournable du rock progressif italien actuel. Il était temps !


Le groupe : Diego Banchero (basse), Davide Bruzzi (guitares, claviers), Roberto Lucanato (guitares), Riccardo Morello (chant lead et chœurs), Beppi Menozzi (claviers), Fernando Cherchi (batterie)

La Tracklist

  1. Il libro color cinabro
  2. La bianca strada (joué au 2 Days Prog + 1, le 03/09/2023)
  3. Il Domenicano Bianco (joué au 2 Days Prog + 1, le 03/09/2023)
  4. Ofelia
  5. La testa di medusa
  6. Il dissolvimento del corpo con la spada
  7. Missa Nigra 2021
  8. Solitudine

Label : Nadir

Distribution : Black Widow Records

 

jeudi 14 septembre 2023

The Waking Sleeper Band : Planetarium

 

Vous pensiez en avoir définitivement fini avec le prog rock des années 80 à la Asia. Vous n'aviez pas réellement imaginé que ce type de musique pourrait se marier avec le style Toto de la période tardive Mindfields/Falling in Between (donc 1999/2007 à peu près), c'est à dire avec un côté couilluen plus apporté principalement par quelques riffs métal judicieusement positionnés (donc sans en faire trop non plus !). Et bien, Maurizio Antognoli que l'on avait déjà croisé, il y a  de nombreuses années avec le groupe Aelian, se lance dans l'aventure non sans un certain panache, il faut bien le dire. Quand on sait que le monsieur est également un grand fan de Boston, Journey, Styx, Survivor et du Yes période Trevor Rabin, on n'est pas surpris du résultat, vu  que cet album propose un savant mélange de tout cela. A l'écoute de chaque morceau, vous devriez assez facilement détecter la ou les références que je viens d'évoquer.

Il faut reconnaître que c'est excessivement bien fait avec des mélodies accrocheuses, des parties rythmiques remarquablement travaillées, des arrangements luxueux avec ce qu'il faut de grandiose, le tout emballé dans une production premium.  

Cet album fait son lit d'un prog FM qui partage avec l'A.O.R. les mêmes points communs qui en font tout leur charme ou qui au contraire peuvent agacer l'auditeur, à savoir que tout semble parfait et que tout est millimétré pour ne pas dire formaté. En résumé, tout est en place pour une écoute facile. L'oreille est flattée mais le cerveau lui sait qu'il a déjà rencontré toutes ces stimulations et que pas grand chose de nouveau ou d'original ne viendra le titiller durant les quarante minutes que dure la galette. Est-ce un problème ? Est-ce une tare ? Absolument pas. Car comme je l'ai exprimé plus haut, cette musique est drôlement bien foutue, jouée par des épées, pour un résultat de grande qualité et cet album n'a rien a envier à beaucoup de productions du même genre. Il a même un côté addictif qui vous pousse à relancer le CD en fin de lecture.

Ce n'est pas moi qui l'ai dit le premier mais il n'y a que deux sortes de musique : la bonne et la mauvaise. Celle là est incontestablement du bon côté de cette appréciation binaire mais au combien vraie. J'ai donc ressenti beaucoup de plaisir à écouter ce Planetarium auquel je souhaite une belle réussite dans un créneau qui me semble pas mal occupé, pour ne pas dire envahi, par les anglo-saxons. Bonne chance quand même !

Le groupe : Maurizio Antognoli (piano, chant lead), Marco Fuliano (batterie), Simone Carbone (basse, guitare électrique, chœurs), Andrea Kala (guitare électrique, chœurs), Roberto Ferrari (claviers, chœurs).

La tracklist :

01. Planetarium
02. Astral Mathematics
03. The Earth Is The Center
04. Perception
05. All Around The Sun
06. Star Watcher
07. Harmonices Mundi
08. Falling Eternally
09. Relative
10. Planetarium Reprise


Distribution par Black Widow Records


lundi 11 septembre 2023

Julius Project : intervista e scoop ! (IT)

 

Incontro in occasione del festival al Veruno 2023 con il team di Julius Project (quasi al completo) per tornare all'incredibile avventura del primo album (Cut the Tongue) e per rievocare anche un nuovo album. Intervista con (da sinistra): Marco Croci, Paolo Dolfini, Dario Guidotti, Filippo Dolfini, Giuseppe Chiriatti. Salvo diversa indicazione, alle domande risponde Giuseppe Chiriatti (aka Julius Project). 

Iniziamo riprendendo la recensione pubblicata su “Le Petit Monde du Rock Progressive Italien” quando Cut the Tongue è stato pubblicato nell'agosto 2020. Cosa ne pensi?
È ancora sorprendente rileggere queste parole tre anni dopo l'uscita di Cut the Tongue. Provo una certa forma di incredulità e anche molta emozione. Tutto questo è ben oltre ciò che immaginavo, mi chiedo persino come sia stato possibile. È come un sogno diventato realtà. 

Con le tue due figlie alla voce (Bianca e Martina), con Paolo Dolfini alle tastiere e suo figlio Filippo alla batteria, alla fine Julius Project non sarebbe un po' una storia di famiglia?
È una storia di famiglia ma anche una storia di amicizie e ora, con gli amici musicisti che si sono aggiunti, è una grande famiglia. E anche se siamo fisicamente e geograficamente lontani, ci sentiamo davvero come se fossimo tutti connessi gli uni agli altri. Quindi sì, è una storia di famiglia allargata! 

Alla fine questo album, Cut the Tongue, è forse più compiuto e più riuscito che se fosse stato realizzato 45 anni fa come previsto!
Assolutamente, è sicuramente meglio di 45 anni fa per due motivi principali. Il primo motivo è che in quel periodo l'album sarebbe uscito intorno al 1981, quindi molto oltre rispetto al periodo d'oro del prog. C'erano già nuove tendenze musicali come la New Wave, quindi ci sarebbe stato il rischio che sarebbe stato un disco vecchio e superato. Poi, 45 anni fa non avrei avuto l'opportunità di avere i musicisti che sono nel disco e dal punto di vista tecnico non avrei avuto conoscenze sufficienti. 

Perché hai scelto di cantare in inglese e non in italiano?
Alla fine degli anni '70 ascoltavo principalmente musica cantata in inglese, mi piaceva il suono del canto in inglese. Inoltre ho sempre avuto difficoltà a trovare le parole giuste in italiano per scrivere i testi e abbinarli alle melodie e alla musica che avevo in mente. Per me è stato alla fine più facile e normale trasporre le emozioni e le idee che volevo esprimere in inglese. Naturalmente, i testi sono stati poi revisionati da persone che parlavano correntemente la lingua. 

Inoltre, non ci sono molti toni specifici del rock progressivo italiano in questo album, che suona molto anglosassone. Quali sono le influenze di Giuseppe Chiriatti?
All'epoca ascoltavo molto band inglesi come Genesis, Yes, Van der Graaf Generator, e anche le band italiane che ascoltavo come Banco del Mutuo Soccorso e soprattutto Premiata Forneria Marconi erano molto legate al rock progressivo inglese. Quindi l'impronta proveniva da lì. Ma sono anche sensibile alla tradizione melodica italiana, soprattutto nel canto. Quindi cerco di prendere queste radici italiane e la melodia italiana nel canto.
Paolo: In realtà è un prog ispirato al prog inglese con profonde radici nella melodia italiana. 

Ci sono un sacco di grandi brani in questo album, in realtà tutto è meraviglioso, ma ti dico che per me "I see the sea" è sopra gli altri, come se Rick Wakeman e Renaissance avessero fatto questa canzone insieme, un'impressione che è confermata con "Glimmers" (per Renaissance).
"I see the sea" è un brano che è stato composto di getto al pianoforte. Come spesso accade, all'inizio è un'idea che poi si è arricchita in seguito. Quindi il paragone con Rick Wakeman lo prendo volentieri ovviamente, grazie. Per i Renaissance, è lo stesso, è un'influenza che è passata nella composizione. "Glimmers" è stato un brano più difficile da comporre ed è nato in un momento di grande sofferenza emotiva. 

Il cast vocale è incredibile in questo album: le tue figlie e Richard Sinclair ovviamente, ma Dario Guidotti in "You need a prophet" e Marco Croci in "Speed kings" sono grandi sorprese perché ogni volta è esattamente la voce che serviva.
Per le scelte che abbiamo fatto, ha contato molto il modo di cantare. Per "Speed kings" serviva una voce rock e Marco poteva cantarla, mentre per "You need a prophet" serviva una voce più modulata.
Dario (ride): La mia voce assomiglia a quella di Jim Morrison!

A proposito, il brano "Cut the tongue" è stato composto con l'idea di far cantare Richard Sinclair o è venuta dopo?

Ho scritto questa canzone appositamente per Richard Sinclair e con l'idea che l’avrebbe cantata lui.

Il grande hard prog di "Speed kings" è solo per sfogarsi su una traccia o potresti fare un intero album di questo genere?
Ho sempre amato il rock ma non so se sarei in grado di fare un intero album del genere.
Paolo: come arrangiatore, posso dirti che questo è uno dei pezzi che abbiamo modificato di meno. Non abbiamo quasi toccato nulla, ma ovviamente abbiamo aggiunto una potente sezione ritmica suonata da Marco e Filippo.

Ho riascoltato l'album cinque o sei volte prima di venire a Veruno, tu sei consapevole che se un disco come questo fosse uscito 45 anni fa firmato da una band inglese, ne parleremmo ancora oggi?
È davvero un complimento molto bello, grazie Louis.
Paolo: molte persone, amici ma non solo, ci hanno detto che bisognava ascoltare l'album più volte per apprezzare bene tutto.

Una domanda per Filippo: come ci si sente a suonare su un album di vecchi?
(risate da tutta la squadra) Filippo: ho iniziato a lavorare sul materiale nel 2015, quindi avevo 24 anni. E la cosa che mi ha convinto è che la musica non suonava vecchia!

Veniamo ora allo scoop di questa intervista: c'è un secondo album dei Julius Project in preparazione?
Sì Louis, c'è un secondo album in arrivo con undici brani

Era previsto di fare un secondo album o è stato l'interesse per Cut the Tongue che ha innescato il numero 2?
Non era pianificato, ma l'appetito viene mangiando. Ho avuto voglia di finire la storia cercando di fare ancora meglio e di completare il percorso di Boy.

Quindi è ancora un concept album?
Senz’altro. E’ il concept del primo album che continua nel secondo album per raccontare il resto della storia. 

Questa volta non c'erano composizioni in un cassetto della casa?
No, è tutto nuovo. Beh, quasi. 

Vale a dire? Chi ha composto la musica e i testi? È un album più collettivo?
Paolo: Ci sono alcune collaborazioni su parti strumentali nate da idee che io e Marco avevamo sviluppato con il nostro gruppo tra il 1980 e il 1985, quindi sono elementi che non provengono dal prog degli anni '70. Alla fine, dovremo vedere come questo si inserirà nel tutto.
L'altro punto importante è che questo album lo abbiamo iniziato insieme dall'inizio, mentre il primo era di fatto già pronto. Per Cut the tongue, è stato più un lavoro in termini di arrangiamenti e di ricerca dei musicisti.
Ma senza dubbio l'80% delle musiche di questo nuovo album sono di Giuseppe, così come tutta la storia è interamente di Giuseppe. Pertanto non può essere considerato un lavoro collettivo.

Troveremo lo stile musicale del Julius Project (un pop rock progressivo ipermelodico con questo lato rock opera) o c'è qualcosa di nuovo?
Sarà un po' nuovo ma non così tanto. Siamo piuttosto in continuità. La matrice infatti rimane la stessa.

Chi suona e chi canta in questo album? È la stessa squadra di musicisti o ci sono nuovi relatori?
Sì, sono fondamentalmente gli stessi, ma non ti diremo tutto (risate). Quello che possiamo dirti è che ci sarà anche un nuovo musicista, un chitarrista di 35 anni con il quale avevamo già avuto contatti attraverso il nostro club italiano di appassionati di Hammond di cui facciamo parte io e Paolo, e il cui batterista ufficiale è Filippo! Ci è sembrato carino offrirgli di collaborare con noi. Inoltre, è un grande musicista che è stato entusiasta di unirsi a noi. Suonerà su due o tre pezzi. 

Ci sono sorprese?
Sì. Rimane un segreto ma quello che possiamo dirti è che si tratta di un pezzo che viene dal passato. 

Ultima domanda: qual è il futuro di Julius Project?
Speriamo che il nuovo album possa essere pubblicato per maggio/giugno del prossimo anno. Naturalmente, ci piacerebbe anche suonare dal vivo. Ne abbiamo fatto uno a gennaio a Lecce e la speranza sarebbe quella di fare un concerto altrove. 

Un'ultima parola?
Ci dispiace che Bianca non sia potuta venire in modo da essere al completo. Un grande grazie a te Louis per questa intervista che è una vera opportunità per noi.


Veruno, 2 settembre 2023

Julius Project : interview et scoop !

Rencontre à l'occasion du festival au Veruno 2023 avec l'équipe de Julius Project (presque au complet) pour revenir sur l'aventure incroyable du premier album (Cut the Tongue) et pour évoquer aussi un nouvel album. Entretien avec (de gauche à droite ) : Marco Croci, Paolo Dolfini, Dario Guidotti, Filippo Dolfini, Giuseppe Chiriatti. Sauf indication contraire c'est Giuseppe Chiriatti (aka Julius Project) qui répond aux questions (la traduction a été assurée par Paolo Dolfini).

Un petit retour d'abord sur la chronique parue dans Le Petit Monde du Rock Progressif Italien lors de la parution de Cut the Tongue en août 2020. Ça t'amène quelles réflexions ?
C'est toujours incroyable de relire ces mots trois ans après la sortie de Cut the Tongue. Je ressens même une certaine forme d'incrédulité et aussi beaucoup d'émotion. Tout cela est bien au-delà de ce que j'imaginais. Je me demande même comment cela a été possible. C'est comme un rêve qui est devenu réalité. 
 
Avec tes deux filles au chant (Bianca et Martina), avec aussi Paolo Dolfini aux claviers et son fils Filippo à la batterie, finalement Julius Project, ce ne serait pas un peu une histoire de famille ?
 
C'est une histoire de famille mais aussi une histoire d'amitiés et maintenant avec les amis musiciens qui sont venus s'ajouter, c'est une grande famille. Et même si nous sommes loin physiquement et géographiquement, nous avons vraiment l'impression d'être tous reliés les uns et les autres. Donc oui, c'est une histoire de famille élargie ! 
 
Finalement, cet album, Cut the Tongue, il est peut-être plus abouti et plus réussi que s’il avait été réalisé il y a 45 ans comme prévu !
Absolument, c'est sûrement mieux qu'il y a 45 ans pour deux raisons principales. La première raison, c'est qu'à ce moment-là, l’album serait sorti vers 1981, donc beaucoup en retard par rapport à la période d'or du prog. Il y avait déjà les nouveaux courants musicaux comme la New Wave, donc il y aurait eu le risque que ce soit un disque vieux et dépassé. Ensuite, il y a 45 ans, je n'aurai pas eu la possibilité d'avoir les musiciens qui sont dans le disque et du point de vue technique je n'aurai pas eu les connaissances suffisantes. 
 
Pourquoi avoir choisi le chant en anglais et pas en italien ?
A la fin des années 70, j'écoutais surtout de la musique chantée en anglais, J'aimais la tonalité du chant en anglais. De plus, j'ai toujours eu des difficultés à trouver les bons mots en italien pour écrire les paroles et pour coller aux mélodies et à la musique que j'avais en tête. Pour moi, c'était finalement plus facile et plus normale de transposer les émotions et les idées que je voulais exprimer en anglais. Bien sûr, les textes ont ensuite été relus par des personnes qui parlaient couramment la langue. 
 
D’ailleurs, il n’y a pas beaucoup de tonalités propres au rock progressif italien dans cet album qui sonne très anglo-saxon. C’est quoi les influences de Giuseppe Chiriatti en fait ?
A l'époque, j'écoutais beaucoup les groupes anglais comme Genesis Yes, Van der Graaf Generator et même les groupes italiens que j'écoutais comme Banco del Mutuo Soccorso et surtout Premiata Forneria Marconi, se rapportaient beaucoup au rock progressif anglais. Donc l'empreinte venait de là. Mais je suis également sensible à la tradition italienne de la mélodie, surtout dans le chant. J'essaie donc de reprendre ces racines italiennes et la mélodie italienne dans le chant.
Paolo : en fait, c'est du prog inspiré par le prog anglais avec des racines profondes dans la mélodie italienne. 
 
Il y a plein de morceaux géniaux sur cet album, tout est merveilleux en fait, mais si je te dis que pour moi « I see the sea » est au-dessus des autres comme si Rick Wakeman et Renaissance avaient fait ce morceau ensemble, impression qui se confirme avec « Glimmers » (pour Renaissance).
« I see the sea » est un morceau qui a été composé au piano d’emblée. Comme souvent, au départ c'est une idée qui a été enrichie ensuite. Alors la comparaison avec Rick Wakeman, je prends bien sûr, merci. Pour Renaissance, c'est pareil, c'est une influence qui est passée dans la composition. « Glimmers » a été un morceau plus difficile à composer, né dans un moment de grande souffrance émotionnelle. 
 
Le casting des voix est incroyable sur cet album: tes filles et Richard Sinclair bien sûr mais Dario Guidotti sur « You need a prophet » et Marco Croci sur « Speed kings » sont des surprises énormes car à chaque fois c’est exactement la voix qu’il fallait.
Pour les choix que nous avons fait, c'est la manière de chanter qui a beaucoup compté. Pour « Speed kings » il fallait une voix rock et Marco pouvait chanter çà alors que pour « You need a prophet », il fallait une voix plus modulée.
Dario (en rigolant) : ma voix ressemble à celle de Jim Morrison !
 
A propos le morceau « Cut the tongue » a été composé avec l’idée de faire chanter Richard Sinclair ou bien c’est venu après ?
J'ai écrit ce morceau spécialement pour Richard Sinclair et avec l'idée que c'est lui qui chanterait ce morceau. 

Le gros hard prog sur « Speed kings » c’est juste pour se défouler sur un morceau ou tu pourrais faire tout un album comme çà ?
J'ai toujours aimé le rock mais je ne sais pas si je serai à même de réaliser tout un album comme çà.
Paolo: en tant qu'arrangeur, je peux te dire que c'est un des morceaux où on a changé le moins. On n’a presque rien touché mais on a par contre bien sûr ajouté une section rythmique puissante jouée par Marco et Filippo. 
 
J'ai encore réécouté l'album cinq ou six fois avant de venir à Veruno, tu as conscience qu’un disque comme çà qui serait sorti il y a 45 ans signé par un groupe anglais, on en parlerait encore aujourd’hui ?
C'est vraiment un très beau compliment, merci Louis.
Paolo: beaucoup de personnes, des amis mais pas seulement, nous ont dit qu'il fallait réécouter plusieurs fois l'album pour bien tout apprécier.  
 
Une question pour Filippo : çà te fait quoi de jouer sur un album de vieux ?
(rires de toute l'équipe) Filippo : j'ai commencé à travailler sur le matériel en 2015. J'avais donc 24 ans. Et la chose qui m'a convaincu c'était justement que la musique ne sonnait pas vieille !
 
Nous arrivons maintenant au scoop de cet interview : il y a un deuxième album de Julius Project en préparation ?
Oui Louis, il y a bien un deuxième album en route avec onze morceaux
 
C'était prévu de faire un deuxième album ou c'est l'intérêt pour Cut the Tongue qui a déclenché le numéro 2 ?
Ce n'était pas prévu mais l'appétit vient mangeant. J'ai eu envie de terminer l'histoire tout en essayant de faire encore mieux et de compléter le parcours de Boy.
 
Donc c'est encore un concept album ?
Tout à fait. C'est le concept du premier album qui se poursuit sur le deuxième album pour raconter la suite de l'histoire. 
 
Cette fois, il n’y avait pas de compositions dans un tiroir de la maison?
Non, tout est nouveau. Enfin presque. 
 
C'est à dire ? Qui a composé la musique et les paroles ? Est-ce un album plus collectif ?
Paolo: il y a quelques collaborations sur des parties instrumentales apportées à partir d'idées que nous avions développées Marco et moi entre 1980 et 1985. C'est à dire que ce sont des éléments qui ne viennent pas du prog des années 70. Au final, il faudra voir comment ça s’intègre dans l'ensemble.
L'autre point important, c'est que cet album, on l'a commencé ensemble dès le début alors que le premier, il était déjà prêt en fait. Pour Cut the tongue, c'était donc plus un travail au niveau des arrangements et pour trouver les musiciens.
Mais clairement, 80% de ce nouvel album c'est Giuseppe et pour ce qui concerne l'histoire, c'est intégralement Giuseppe. Donc, on ne peut pas considérer que c'est une œuvre collective.
 
Est-ce que l’on retrouve le style musical Julius Project (une pop rock progressive hyper mélodique avec ce côté opéra rock) ou il y a du nouveau ?
Ça va être un peu nouveau mais pas tant que çà. On est plutôt dans la continuité. La matrice reste la même en fait. 
 
Qui joue et qui chante sur cet album ? C'est la même équipe de musiciens ou il y a des intervenants nouveaux ?
Oui c'est globalement les mêmes mais on ne va pas tout te dire (rires). Ce que l'on peut te dire, c'est qu'il y aura un nouveau musicien, un guitariste de 35 ans avec qui nous avions déjà eu des contacts à travers notre club italien des joueurs de Hammond dont nous (moi et Paolo) faisons partie et dont le batteur officiel est Filippo ! Ça nous a paru sympa de lui proposer de venir avec nous. En plus, c'est un super musicien qui était enthousiaste à l'idée de se joindre à nous. Il jouera sur deux ou trois morceaux.

Il y a des surprises ?
Oui. Ça reste secret mais ce que l'on peut te dire c'est qu'il s'agit d'un morceau qui vient du passé. 
 
Dernière question : c'est la quoi la suite pour Julius Project ?
On espère que le nouvel album pourra sortir pour mai/juin de l'année prochaine. Bien sûr, on aimerait aussi jouer en concert. Nous en avons fait un en janvier à Lecce et l'espoir ce serait de faire un concert ailleurs.  
 
Un dernier mot ?
Nous regrettons que Bianca n'ait pas pu venir pour que nous soyons au complet. Un grand merci à toi Louis pour cette interview qui est une vraie opportunité pour nous. 

Veruno, 2 septembre 2023

dimanche 10 septembre 2023

Magia Nera : Vlad

La sortie en 2017 de L'ultima danza di Ophelia (Akarma), le premier album du groupe antédiluvien Magia Nera, avait constitué une très bonne surprise. Il y a eu ensuite Montecristo en 2020 (Ma.Ra.Cash), passé inaperçu et maintenant ce Vlad qui sort en auto-production.
Je vous parle d'un groupe préhistorique car la vérité est que Magia Nera existait déjà à la fin des années soixante du côté de La Spezia à côté de Gênes. Le groupe a même failli signé sur le label Magma des New Trolls. Sauf qu''après une sombre histoire de soirée bien arrosée, dont le but était justement d'entériner leur contrat, et avec pas mal de dégâts matériels à la clé, le groupe a été blacklisté pour de bon. Dans ce petit milieu, çà ne pardonne pas. Après s'être fait oublié pendant presque cinquante ans, Bruno Cencetti a décidé de réactiver le nom de Magia Nera pour enregistrer enfin les morceaux qui étaient restés à la porte des studios Magma. Je vous disais en introduction tout le bien que j'avais pensé de ce premier album.
Vlad est évidemment cette fois, une pure création contemporaine. Le concept a pour sujet principal Vlad Tepes, prince de Valachie au XVème siècle plus connu sous le nom de Vlad III dit l'empaleur. Ce qui nous amène bien sûr à la légende Dracula. Le disque est proposé avec un livre écrit et publié par Bruno Cencetti (toujours en auto-production) qui s'appelle L'innocenza di Dracula (Apologia di un Vampiro. Il y raconte la vie de ce voïvode cruel et sanguinaire dont une grande partie des faits évoqués repose quand même sur des légendes à la limite de l’affabulation. Quelle est la part du vrai dans les multiples exactions qu'on lui prête ? Difficile de le dire avec précision. Mais, il faut reconnaître que, quand on navigue dans l'occulte et le barbare, le sujet est porteur ! Pour tout vous dire, j'ai le CD promo mais pas le livre.
L'entrée dans l'album se fait paradoxalement de manière très soft avec d'abord le titre d'ouverture qui est une simple présentation du sujet récitée par Bruno Cencetti accompagné à la guitare acoustique suivi de "Vla Il Condottiero" toujours avec une guitare acoustique cette fois en arrière plan. Ce morceau tient de la ballade avec toujours cette impression que Cencetti se positionne plus en conteur qu'en chanteur. Les choses sérieuses semblent démarrer avec "Ali nel buio". L'ambiance devient soudainement lourde et oppressante. Mais le style de ce morceau reste étonnamment proche d'un blues rock seventies avec des parties de guitare électrique qui ramènent à Gary Moore. Bien sûr l'orgue cryptique assombrit à souhait le tableau mais bon, on est loin du doom métal. La section finale est dantesque. Pour "Dolce sentire", je ne m'attendais à cette introduction celtique mais ma foi, pourquoi pas. Le morceau en lui-même, reste très typé hard prog seventies, mais en aucun cas agressif. L'intensité monte d'un cran avec "Amore di una notte" qui joue la carte de l'alternance entre les parties de piano romantiques et les séquences rock marquées par des riffs de guitare bien gras. L'ouverture de "Freddo sacello" avec les chœurs du "O Fortuna" de Carmina Burana, pourquoi pas mais derrière on s'attend quand même à ce que çà envoie tout de suite du lourd, alors que là on retombe dans le désormais habituel format cantautore à la Fabrizio De André avec un orgue qui relève le tout dans un style simili médiéval. Avec "Frassino nel cuore", on respire un peu. le rythme est un peu plus soutenu et de beaux soli d'orgue et de guitares. Avec son tempo plus appuyé et son riff de guitare nettement plus tranchant, "Atto finale" nous fait espérer une fin plus vigoureuse mais Bruno Cencetti reprend son ton de cantautore nonchalant et, malgré le fait que la chanson soit réellement imprégnée d’émotion, çà casse un peu l'effet des inévitables soli distribués, à parts égales, entre l'orgue et la guitare électrique.
Vous l'avez compris, on est quand même loin du dark prog de L'ultima danza di Ophelia qui m'avait beaucoup fait penser à Spettri, voix comprise. Là, pour moi il manque quelque chose. Si vous ne me croyez pas, réécoutez des titres comme "La strega del lago" ou encore "La rinascita et la trasformazione" et on en reparle après.
 
Le groupe : Bruno Cencetti (guitare électrique, guitare classique, chant), Alfredo Peghini (basse, guitare 12 cordes), Alvaro Lazzini (batterie), Luca Tommasi (claviers), Daniele Tedeschi (piano sur 5)
 
La tracklist :
  1. La protogenesi
  2. Vla Il Condottiero
  3. Ali nel buio
  4. Dolce sentire
  5. Amore di una notte
  6. Freddo sacello
  7. Frassino nel cuore
  8. Atto finale
Distribution par Black Widow Records

vendredi 8 septembre 2023

Klidas : no harmony

 

Quand un groupe de rock alternatif italien tente une fusion entre post-rock et jazz rock avec une pointe d'expérimental pour bien corser le tout, je pense que çà peut donner çà. Cà, c'est no harmony produit par Klidas, le groupe de Macerata dont c'est le premier album malgré dix années d'existence. La pochette arty est plutôt discrète mais le contenu est lui explosif, croyez-moi. 
Le nom du groupe, Klidas, veut dire géant du silence en thèque. Est-ce pour cela, qu'à part quelques phrases parlées, nous sommes dans du quasiment tout instrumental. En tout cas, compte-tenu de ce que sont capables de fournir ces cinq musiciens, ce n'est pas un problème.
L'album est court (à peine 36 minutes) mais les six morceaux sont autant de missiles sol-air dont la force de frappe n'a d'égale qu'une trajectoire parfaite et un impact pleine cible. Vous croyez que je fais du verbiage pour tartiner cette chronique (çà se fait beaucoup en ce moment un peu partout), mais non. La vérité est que cette musique est d'une efficacité totale, dans ses phases calmes comme dans ses monstrueuses envolées. Pour être concis, je n'ai pas trouvé une seule seconde de faiblesse dans cet album.
Le groupe voit sa musique comme une manière de se mettre en état d’abandon total et de contemplation pour atteindre une forme de transcendance permettant de remonter au chaos originel, une manière aussi de vivre en symbiose avec les éléments fondamentaux de la création : l'eau, le feu, l'air et la terre. La connexion ainsi obtenue avec les origines de l'univers doit permettre d'atteindre une paix en opposition totale avec les désordres du monde qui créent tourments et traumatismes. 
Il est rare que je me lance dans une approche littéraire des œuvres musicales que j'analyse. Mais ici, d'une part il n' y a pas de paroles et, d'autre part, cette explication de texte (enfin manière de parler) permet de mieux comprendre de ce que l'on écoute et, pour ce qui me concerne, est totalement en adéquation avec ce que j'entends. 
Exceptionnellement sur ce blog dédié à la musique, l'éclairage philosophique se substitue donc au décryptage musical. A vous donc de faire le reste du chemin en vous penchant sérieusement sur cet album. Tout ce que je peux vous dire c'est que vous ne vous attendez sûrement pas à "çà " ! Le "çà" étant une musique et des schémas qui se révèlent tout sauf conventionnels,ce qui fait tout l'intérêt de cet album.
Enfin, si vous aimez les émotions fortes, écoutez en priorité "Shine et juste après "Not to dissect" mais je pourrais vous dire la même chose en fait de l’enchaînement "Circular" et "The trees are in misery" !

Le groupe : Emanuele Bury (guitare, vocaux), Francesco Coacci (basse, vocaux), Samuele De Santis (saxophone), Alberto Marchegiani (claviers, synthés), Giorgio Staffolani (batterie)

La tracklist :

1. Shores
2. Shine
3. Not to dissect
4. Arrival
5. Circular
6. The trees are in misery

C'est sorti le 2 juin 2023 sur Birds Robe Records, un label australien, 300 exemplaires vinyles, 250 exemplaires CD

Voici le bandcamp du groupe Klidas