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mercredi 17 août 2022

Jerry Cutillo (O.A.K.) : intervista (IT)

Per una volta, comincio con l'intervista in italiano. Domani sarà quella in francese. Attenzione, è un'intervista "verità" lunga e appassionante perché Jerry conosco il suo soggetto ma anche è molto franco su diversi argomenti legati al rock progressivo.

LdN : Hello Jerry
Prima di tutto, grazie per la costante qualità della tua produzione musicale. A partire dal 2015, tutti i tuoi album usciti con il nome O.A.K., sono stati highlights.

Jerry : Ti ringrazio Louis e devo ammettere che nonostante io abbia formato gli O.A.K. nel 1993 (a proposito, sei ufficialmente invitato a quello che sarà l’evento celebrativo per i 30 anni delle Oscillazioni Alchemico Kreative), è soltanto negli ultimi dieci anni che ho trovato la mia ragion d’essere nel panorama prog internazionale.

Volevo sapere, «The Lucid Dreaming... » è il primo capitolo di una nuova trilogia?

Spero di no (ride). Nei sei anni a partire dal 2014 sino al 2020, ho impiegato tutte le mie forze nel progetto relativo alla trilogia a cui ti riferisci. E nonostante sia successo di tutto, intendo dire false partenze, imprevisti, equivoci, incomprensioni, cambi di programma, cambi di formazione, astuzie, inganni, tracolli economici e problemi tecnici, sono riuscito a portare a casa il risultato. Avevo il 90% di probabilità di non realizzarne neanche uno dei capitoli della trilogia. Ma, evidentemente, i personaggi narrati nei solchi dei tre album spingevano per riemergere dagli abissi del tempo con la precisa volontà di tornare a gridare le loro idee rivendicando le ingiustizie di cui sono stati vittime nella loro vita. Tornando alla tua domanda, piuttosto che il primo capitolo di una nuova trilogia, preferisco pensare che “Lucid dreaming…” sia il quarto capitolo di una quadrilogia.

Perché sei così affascinato da Nikola Tesla?

Nikola Tesla è entrato a far parte della mia grande famiglia di geni sfighati (perdant) nei quali mi riconosco; non certamente nella loro genialità… piuttosto, nella loro sfortuna (ride).

In Tesla ho trovato più di un’analogia con altri personaggi da me precedentemente “investigati.” Una sorta di reincarnazione della stessa materia spirituale. A questo aspetto aggiungerei anche l’epilogo che accomuna i personaggi da me trattati; vale a dire la loro triste fine. E non trovo alcuna differenza tra una morte sul rogo, un annichilimento totale causato da tortura o un isolamento provocato da una deliberata e premeditata indifferenza. Tesla è stato un inventore rivoluzionario, indubbiamente uno tra i più importanti della storia della civiltà ma, curiosamente, anche il meno presente nei libri di Storia.

3)Cosa ne pensi del marchio Tesla oggi e del suo capo Elon Musk?

Elon Musk è un personaggio controverso.  Quando ingenti risorse economiche finiscono per essere capitalizzate da un pugno di magnati con un potere di acquisto illimitato, il pericolo per il resto del pianeta è evidente. A Musk gli attribuisco uno stile cognitivo   trasversale rispetto ai canoni e mi incuriosiscono le sue visioni futuriste (Neuralink, Space X) e le sue idee sull’ambiente (la produzione di automobili elettriche, appunto le Tesla).Ma nonostante Musk sia uno tra i maggiori protagonisti di questo secolo, non riesco a decifrarne la vera natura e le reali intenzioni. Temo piuttosto che si tratti di un megalomane in perenne contraddizione, pronto a giocare con tutti noi e con il mondo che ci appartiene. Ma non preoccuparti Louis, il mio prossimo album non sarà dedicato a lui (ride). 

Quanto ci hai messo a realizzare questo album?

Una volta terminato l’album “Nine witches under a walnut tree,” nel 2020, ho ripreso a scrivere il mio Rockbook “Come una volpe tesa a rubare nel cortile delle voci.” Dopo circa sei mesi la mia concentrazione ha però deviato verso qualcos’altro. Dopo un primo contatto con Nikola Tesla ho riacceso i motori del Time Generator e ho effettuato i consueti rituali di buon auspicio (ride). Ogni volta che inizio un nuovo lavoro faccio la stessa solenne promessa; quella di realizzare il mio progetto artistico con onestà intellettuale e spirito di abnegazione nel pieno assolvimento del mio dovere d’artista.Per realizzare “Lucid dreaming…?”Ci sono voluti circa 18 mesi di ininterrotto lavoro.

Jonathan Noyce (basso) e David Jackson ormai non li presentiamo più perché sono parte integrante della tua squadra. Com'è nata invece la scelta di Alex Elena alla batteria che ha suonato tra l'altro con Bruce Dickinson?

Hai ragione. Con Jonathan e David c’è ormai un’affinità e un’intesa che fanno di loro i miei compagni di viaggio privilegiati. Potrei scrivere dozzine di aneddoti che li hanno visti protagonisti nelle mie recording sessions e uscite live a partire dal 2011. Stiamo ovviamente parlando di due top session men al servizio della musica ma a me piace pensare che quando coinvolti in un mio progetto, loro due abbiano la sensazione di ripetere un viaggio guidati dallo stesso menestrello apolide/story player con nel cuore tante formule musicali.

Per quanto riguarda Alex Elena, devo invece essere grato al giornalista/dj Max Prog Polis che nel dicembre scorso mi invitò a seguirlo nello studio di Alex per un intervista. Fare la conoscenza di un batterista/musicista/produttore/fotografo di livello internazionale come lui in una città arida di iniziative artistiche (se si escludono quelle già predefinite dalle cosche) come Roma, è stata una vera sorpresa. Alex sarebbe rimasto “parcheggiato” nella Capitale per un breve periodo per fare poi ritorno a Los Angeles, dove vive e lavora. Un gran colpo di fortuna trovarmelo quindi a pochi chilometri di distanza. A differenza di quanto accaduto con David e Jonathan per i quali ero stato costretto a spostarmi in UK oppure a intraprendere una fitta corrispondenza via mail, potei trasferire tutto il lavoro da me precedentemente fatto sul suo computer. Insieme trascorremmo il periodo festivo del Natale 2021 tra strumenti vintage, compressori, riverberi, echi analogici, plugins e pelli di tamburo. Si, e furono proprio quest’ultime a rivelarsi il vero punto d’incontro della nostra collaborazione. Dopo un primo approccio in regia di produzione, Alex orientò infatti il suo talento nella registrazione delle parti ritmiche. I tempi dispari, gli accenti e le dinamiche presenti nelle composizioni che avevo scritto richiedevano una grande sensibilità ma Alex è riuscito a stupirmi creando un possente scheletro ritmico sui quattro brani in cui è stato coinvolto. Quella con lui è stata una esperienza breve ma intensa che spero si ripeta in futuro. Tra musicisti esperti si capisce subito quando il contributo di un membro ha dato tutto quello che poteva dare e continuare metterebbe a repentaglio l’identità del lavoro. Proseguii quindi il lavoro nel mio home studio portandolo a termine con l’aiuto al missaggio e alla masterizzazione da parte di Alex Cavallo e Andrea Cutillo.  

Hai scelto, ancora una volta, diverse cantanti (in realtà 3) tra cui Dorie, la figlia di David Jackson. Sono tutte eccellenti. Quali sono esattamente i tuoi criteri di scelta?

Se ho la sensazione che un artista possa fare la differenza e scatenare una cascata di stimoli creativi per arricchire un progetto, non indugio a perseguirne il contatto. Altre volte, invece, accetto volentieri “suggerimenti.” Anche in questo nuovo lavoro sono stato particolarmente fortunato. Le tre vocalist hanno tutte contribuito a provocare brividi di piacere a me e agli ascoltatori. Due di loro mi sono state “consigliate” mentre la restante è stata invece una mia intuizione che mi ha fatto crollare in lacrime di estasi emotiva quando ho inserito il suo file vocale nel progetto. Ma non chiedermi chi delle tre essa sia (ride).

Nella set list, il secondo brano si chiama «Oscillation  Alkemy  Kreativity». Questo significa che hai approfittato di questo album per inserire il nome del tuo gruppo O.A.K. (Oscillazioni  Alchemico  Kreative) o è stato dall'inizio della formazione, cioè dal 1993, che avevi previsto tutto questo?

Il bassista del primo line up, Giovanni Quarta, una sera entrò in sala prove e disse: “Ho trovato il nome per la band.” Io e gli altri due della formazione ci guardammo incuriositi e chiedemmo:
“E quale sarebbe?”
“OAK.”
Ci guardammo di nuovo e aggiungemmo:
“E che significa?”
“Significa QUERCIA” rispose lui.
Quel nome ci piacque, e per un amante degli alberi come me sembrava di buon auspicio.
Quando poi mi trasferii per un periodo in Inghilterra, guardandomi intorno notai un tripudio di OAK: Royal Oak, Golden Oak, Oak farm hotel, Oak lodge, Indian Oak etc…solo per citarne alcuni (ride). Al mio ritorno a Roma rivolsi i miei dubbi agli altri componenti (che nel frattempo erano cambiati tre volte) decidendo insieme che OAK sarebbe diventato l’acronimo: Oscillazioni Alchemico Kompresse. Ma l’avventura non potè dirsi conclusa. In occasione di una serie di nostri concerti con ospite il guru della psichedelia Italiana Claudio Rocchi, lui osservò come l’aggettivo “Kompresse” lo limitasse da un punto di vista “astrale”. E come non dare ascolto ad un filosofo della hippy generation? Trascorsi notti insonni in cerca di un’idea per completare la terza parte dell’acronimo, poi finalmente si presentó alla mente “Oscillazioni Alchemico Kreative” (con la “K” tanto per rafforzarne l’idea). Con gli anni questa scelta si è rivelata sicuramente migliore delle precedenti, anche se le tre parole sono impronunziabili per un non madre lingua italiano. Nella semplificazione del linguaggio del Web poi, OAK rimane un termine super inflazionato. Giunti nel 2022, con l’alum “Lucid Dreaming…” vi è stata la mia chiara intenzione di sciogliere l’equivoco titolando la suite Oscillation Alkemy Kreativity o, se preferisci, Oscillations Alchimiques Krèatives.

Tornando al secondo titolo, «Oscillation  Alkemy  Kreativity» è, fino ad oggi, il brano dalla durata più lunga scritto da te (13 minuti 30). Questo sequel in cinque parti fa appello ad altri in futuro?

Sto ricevendo numerosi apprezzamenti per questa suite. Si tratta in effetti di un concept nel concept. Un pò come giocare alle scatole cinesi creando più dimensioni all’interno di uno stesso disco. Riguardo invece ad eventuali altre composizioni future, devo ammettere di essere attratto sia da uno stile ricco di eventi sonori con più frammenti che si susseguono all’interno di uno stesso brano, sia da una modalità più sintetica che presuppone un messaggio più conciso e di impatto. La canzone che rappresenta l’estrema sintesi compositiva è, secondo il mio punto di vista, “God only knows” dei Beach Boys. Ascoltandone la progressione armonica e la sua conclusione, è indubbio come il brano si riveli esaustivo pur nella sua apparente semplicità tanto da potersi definire una suite compressa. Un ossimoro, ma non è forse più difficile esprimere qualcosa con poche note piuttosto che con due facciate d’LP collegate insieme?

A livello di stile sento una netta evoluzione con molti meno riferimenti a gruppi conosciuti (Jethro Tull per esempio) e una volontà di proporre una musica più sinfonica e con più enfasi (più l'album avanza, più è evidente).

Per quanto concerne lo stile di questo ultimo album posso sintetizzarne il percorso analizzando i sapori psichedelico acustici di “Viandanze”, gli incubi gotici di “Giordano Bruno” e le narrazioni prog/folk di “Nine Witches… “. Per concludere questo ciclo, accanto all’elemento sinfonico ho voluto dare un colore elettrico alla mia musica e quindi, a chi ispirarmi se non al mago della corrente alternata? Divagando sul tema della domanda, devo confessarti che ogni volta che sento nominare i Jethro Tull mi intristisco. Ian Anderson si è rivelato una grande delusione e continua a incrinare una lunga e brillante carriera con concerti patetici. Anche altre band di rock classico sembrano essere alle prese con crisi creative, cambi di organico radicali, cause legali e tiri mancini e tutto questo finisce per rendermi orfano di un sogno. Un sogno di cui starei provando a conservare i semi, sapendo bene che quanto avvenuto 50 anni fa non potrà mai più ripetersi. È  forse nostalgia? Non saprei, so soltanto che quando sono alla guida del mio Time Generator e navigo attraverso i secoli, sono sempre attratto anche da nuove rotte senza paura di perdermi oltre l’orizzonte degli eventi. Non è infatti da escludere che in un prossimo disco io possa tornare a  cavalcare onde più avanguardiste, lontane dai panorami Prog che conosciamo.Vorrei ora aggiungere qualcosa riguardo  all’aspetto sinfonico a cui ti riferivi nella domanda. Ebbene, la familiarità con parti orchestrali più o meno complesse potrebbe essermi congeniale in virtù della mia indole romantica. Nel mio background ha trovato posto il lavoro di Tony Banks (il maggior compositore del XX secolo), del maestro Ennio Morricone e di altri compositori provenienti dalla scuola classica del novecento. Contaminare però le radici mitteleuropee con i più disparati stili musicali, come per esempio le tradizioni russo asiatiche, è sempre stata una mia fissazione. Non dimenticare Louis, che in occasione della Prog Exhibition italiana del 2011, mi presentai ad un pubblico di die-hard-Progheads, vestito da siberiano con a tracolla una balalaika elettrificata (ride).

Alla fine, sono sorpreso: L’album è piuttosto breve in termini di tempo: 42 minuti.

La soglia dell’attenzione si è abbassata notevolmente e i rituali d’ascolto che si celebravano negli anni ’70 non hanno più storia. Questo sia tra le fila dei Millenium che nelle nostre sfere. Gli orologi atomici hanno registrato una variazione della rotazione terrestre e ciò significa che la terra gira più velocemente rispetto ad anni fa. Mi domando allora: E’ forse questa la causa per cui noi umani abbiamo raddoppiato il nostro ritmo di vita o è soltanto una questione legata al  progresso tecnologico? Con quanta concentrazione e con quale stato di rilassamento ci abbandoniamo oggi ai suoni? Aspiriamo ad essere tutti dei protagonisti, gridiamo per attirare l’attenzione, compiamo azioni sempre più rapidamente per arrivare primi. Ma allora, quale sarà il bacino di utenza se la capacita di ascolto è diminuita proporzionalmente all’incremento della morbosa esigenza di essere sempre e comunque ascoltati? Scusami, dopo questa premessa tornerei sulla durata dell’album. E’ evidente come una suite dalle caratteristiche come quelle della seconda traccia avrebbe potuto avere un’estensione maggiore. Ripetendo le parti principali e dilatando maggiormente i soundscapes si sarebbero potute riempire entrambe le facciate. Ma c’è un aspetto di questo album che rivela la sua indiscutibile appartenenza al XXI secolo: L’avvicendamento convulso di parte dei suoi eventi musicali. Con rapidità e senza interruzioni o rallentamenti, questi episodi temo che lascino l’ascoltatore disorientato ai primi ascolti. Ma dopo averne metabolizzato i contenuti, se ne possono cogliere gli aspetti inediti e coinvolgenti, almeno spero (ride).

Prevedi di eseguire questa opera rock dal vivo?

Con l’aumentare della mia produzione discografica, l’asticella delle condizioni relative alla messa su strada di eventuali spettacoli si sta alzando sensibilmente. Ma non mi riferisco all’aspetto economico quanto all’allestimento del palcoscenico per presentare gli ultimi album decorosamente. Chi risponderà al richiamo? Noi siamo pronti e per fortuna c’è del sano interesse oltralpe e oltreoceano.

Cosa ne pensi del movimento prog oggi? Pensi di farne parte?

Ci sono delle interessanti realtà sparse in tutto il mondo e grazie ad internet si può entrare in contatto e c

reare nuove reti di collaborazione professionale. Quello che apprezzo in un musicista è l’originalità, l’etica professionale e la sua determinazione nel conseguire un obiettivo dopo che lo si è annunciato. È così che si ottiene credibilità. Per il resto, ho visto tanti, troppi progetti di gruppi nostrani, resi noti anticipatamente, che sono svaniti nel nulla. Al contrario, artisti che sono fuoriusciti dal magma e hanno infilato una serie di risultati utili, sono finiti con l’attirare meschine ostilità. Personalmente ho una lunga lista di musicisti, miei connazionali e non, che stimo profondamente e con i quali ho un ottimo rapporto d’amicizia. Pongo sempre in prima linea il lato umano ma il cattivo esempio proviene non dai musicisti ma dagli addetti ai lavori. E’ triste dover constatare il fatto di doversi muovere dai confini regionali per trovare maggiore visibilità e considerazione. Sono da sempre un artista fuori da logiche settarie e il mio imperativo categorico è quello di preservare l’ integrità artistica. 

Può forse questo rappresentare un handicap? Non penso tuttavia di perdermi chissà quale straordinaria occasione. In Italia, e in particolare in specifiche realtà locali, si procede al rallentatore, in maniera univoca e clientelare. E questi aspetti non riguardano soltanto le poche dozzine di proposte mainstream le quali, in virtù dei miei trascorsi discografici conosco bene, ma anche realtà più esclusive come il prog. Anche quest’ultima è figlia di una rete di connivenze e ben lontana dal partorire personaggi con gli “attributi” come Tony Stratton Smith, fondatore della Charisma label, tanto per citarne uno. Riassumendo e concludendo, la fotografia della situazione, salvo rare eccezioni, è quella di una realtà affollata da dilettanti o da ipocriti pavidi ma boriosi che si credono furbi promoter ed attuano ai danni dei musicisti dei veri e propri ladrocini mascherati da business strategies. Sono loro che al grido di “conflitto di interessi non ti temo” lucrano sugli sforzi di chi fa musica, attribuendosi risultati che non gli appartengono. Ma per fortuna c’è il resto del mondo !

Fai sempre musica con caratteristiche più commerciali accanto al tuo progetto O.A.K. (per la televisione per esempio), oppure oggi O.A.K. è il tuo progetto esclusivo?

Diritti d’autore e royalties maturate in passato mi aiutano a programmare obiettivi sia discografici che di spettacolo. È curioso come un successo commerciale come quello da me sperimentato alla fine degli anni ’80 possa rivelarsi utile alla mia scelta di suonare oggi soltanto ciò che voglio. Ultimamente gli impegni O.A.K. sono aumentati in maniera esponenziale e ciò nonostante il rallentamento delle attività live. Sono attualmente concentrato su nuove alchimie di espressione artistica e le attuali formule di comunicazione allargano notevolmente il raggio d’azione. E come la mia vita artistica è stata stravolta positivamente dall’avvento di internet, dei social e del software LogicX, così il miracolo potrebbe ripetersi con ulteriori scoperte tecnologiche che permetterebbero ai creativi di realizzare grandi opere in piena autonomia e con pochi risparmi. 

Qual è il tuo desiderio più grande per gli anni a venire?

Contribuire a compiere una transizione ecologica che possa salvare noi e il pianeta ponendo le basi per secoli di prosperità.

E ricorda Louis: UNA canzone non può cambiare il mondo; ma DUE forse, si !

Merci mon ami et félicitations pour ton nouveau livre sur Patrick Djivas (in francese !).


jeudi 17 septembre 2020

La Maschera di Cera : S.E.I.

Le 18 septembre 2020, jour de mon anniversaire, La Maschera di Cera sort son nouvel album. Quel beau cadeau ! Merci Fabio !
A la manœuvre on retrouve le trio de base (Fabio Zuffanti, Agostino Macor et Alessandro Corvaglia) augmenté de Martin Grice et Paolo Tixi qui étaient également de la partie pour un autre projet de Fabio (le Z band).
S.E.I. pour Separazione, Egolatria, Inganno (séparation, égoïsme, tromperie) ne comprend que trois morceaux. : "Il Tempo Millenario" (qui occupe toute la face A de la version LP pendant plus de vingt et une minutes), "Il cerchio del comando" et "Vacuo senso" (face B sur le LP qui font respectivement dix et onze minutes). La Maschera di Cera abandonne ainsi le format court, de type chansons, qui était la norme pour ses deux derniers disques (Petali di Fuoco et Le Porte del domani).
Vous voulez bien spur savoir ce que vaut ce sixième album d'un groupe qui va doucement mais sûrement vers ses vingt ans d'existence ?
Pour moi, la vraie question n'est pas de savoir si cet album est bon, car il l'est, oh combien ! mais bien si j'arrive à rester objectif tant ces musiciens ne m'ont jamais déçus individuellement ou en collectif. Si la très longue suite Il Tempo Millenario reste dans la continuité de ce que sait faire le groupe, c'est à dire pratiquer un rétro prog italien revendiqué, joué par les meilleurs connaisseurs du genre, c'est sans doute avec Il Cerchio del Comando et surtout Vacuo Senso que La Maschera di Cera réussit le mieux à apporter de la nouveauté. Attention, pas de révolution  de palais en vue, mais plutôt des digressions stylistiques apportées par touches savamment dosées concentrées sur des parties bien ciblées de chacun de ces deux morceaux, le tout s'emboîtant parfaitement avec le style habituel du groupe.
Pour Il Cerchio del Comando il s'agit surtout d'une inclinaison vers un prog plus international qui pourrait aussi bien rappeler Jethro Tull, Yes ou même de manière plus surprenante (quoique) Herba d'Hameli. En tout cas, que cette chanson est belle et réussie avec cette tonalité d’ensemble qui nous ramène tout droit au meilleur de Le Porte del domani .   
C'est avec Vacuo Senso le groupe s'aventure encore plus loin et ose une juxtaposition étonnante mais réussie entre trois parties ("prologo", "Nella Rete dell'Inganno" et "Ascensione") estampillées 100 % La Maschera di Cera et deux autres qui flirtent ouvertement avec le Canterbury jazz sound ("Dialogo" et "Il risveglio di S") permettant à Agostino Macor et Martin Grice de se distinguer sur les sections instrumentales (le claviériste italien et le souffleur anglais sont de toute façon les grands bonhommes de ce disque). On  sent surtout qu'un soin tout particulier a été apporté à la composition de ce morceau avec un enchainement réellement fluide des parties et un final qui porte bien son nom, ("Ascensione"), absolument magnifique, comme seule La Maschera di Cera en est capable. Car je l'ai souvent dit et écrit mais il se dégage de la musique de ce groupe une ambiance particulière faite à la fois de puissance retenue, de grandeur désintéressée et de mystère planant en permanence. C'est prégnant en écoute sur disque, c'est évident si vous avez eu la chance d’assister à un concert du groupe. En cela, la suite à rebondissements Il Tempo Millenario, répond parfaitement à ces caractéristiques qui font de La Maschera di Cera un groupe à part qui a pour moi depuis longtemps sa propre identité et sa propre signature sonore, ce qui rend inutiles à mon avis les références aux anciennes et glorieuses formations de prog, principalement italiennes, mises systématiquement en avant par le groupe.
La Maschera di Cera est un grande formation qui domine majestueusement le prog italien de ce début de vingt et unième siècle.

La tracklist détaillée :
1. Il Tempo Millenario
- a) L'anima in Rovina
- b) Nuvole Gonfie
- c) La Mia Condanna
- d) Scparazione
- e) Del Tempo Sprecato
2. Il Cerchio del Comando
3. Vacuo Senso
- a) Prologo
- b) Dialogo
- c) Nella Rete dell'Inganno
- d) Il Risveglio di S
- e) Ascensione


Le groupe : Alessandro Corvaglia (chant, guitare acoustique), Agostino Macor (claviers),Fabio Zuffanti (guitare basse), Martin Grice (sax et flute), Paolo “Paolo Tixi (batterie, percussions).

Les liens
Le bandcamp du groupe :
https://lamascheradicera.bandcamp.com/ 
pour commander :
https://www.btf.it/la-maschera-di-cera-sei-lp-green-coloured-vinyl.html








vendredi 12 juillet 2024

Ciro Perrino : L'isola


Bien que ce disque ne soit pas à proprement parler de la musique progressive, quoique son créateur Ciro Perrino est également le digne représentant du groupe antédiluvien de RPI Celeste, je vous propose de jeter une oreille sur cet album qui me tient à cœur. La raison principale est que la musique qu'il renferme est inspirée de l'île San Giulio sur le lac d'Orta. Et cet endroit est pour moi un de ceux que j'affectionne particulièrement dans cette belle région des lacs au nord de l'Italie. Il y a là une île incroyablement belle. Un petit paradis sur lequel trônent quelques splendides villas et palais surplombés par l'austère abbaye bénédictine Mater Ecclesiae.  
Ciro Perrino a lui aussi été touché par la beauté du lieu qui incite irrépressiblement au silence et à la méditation. Sa mise en musique se traduit par un enchaînement de compositions qui illustrent parfaitement le sentiment de sérénité qui peut être ressenti quand on contemple cette minuscule île. A cet égard les titres des morceaux sont essentiels pour la bonne compréhension de cette œuvre et représentent tout un programme à eux seuls.
Qualifier cette musique de new age serait un contresens total, il s'agit bel et bien d'une musique contemporaine, contemplative et impressionniste. Ce que l'on entend, au gré des vingt vignettes composées par Ciro Perrino, est admirable de délicatesse et évoque parfaitement l'atmosphère de cet endroit hors du temps notamment cette sensation de mystère qui flotte et qui surtout prend des aspects différents selon le temps qu'il fait sur le lac. Pour arriver à ce résultat, Ciro Perrino varie les formes utilisées d'inspiration (musique baroque, musique de chambre, musique symphonique, musique médiévale, vocalises éthérées et chants mélismatiques féminins) et n'hésite pas à ajouter des éléments folkloriques ainsi qu'une grande variété de percussions (un domaine qu'il maîtrise tout  particulièrement). Cette musique est un grand moment de félicité à écouter si possible en situation.  
Comme il n'a pas jugé opportun de mettre une photo de l'île en question sur la pochette du CD (ce qui aurait sans doute fait trop carte postale pour touristes), je le fais. Cela me permet de vous souhaiter à tous de passer un bel été avec, je l'espère pour vous, beaucoup de musique, de concerts et de festivals.
 
 

La tracklist:

1
Ascolta Il Silenzio2:55
2
Ascolta L'Acqua, Il Vento , I Tuoi Passi3:08
3
Nel Silenzio Accetti E Comprendi2:32
4
Nel Silenzio Accogli Tutto2:27
5
Il Silenzio E' Il Linguaggio Dell'Amore2:58
6
Il Silenzio E' La Pace Dell'Io2:10
7
Il Silenzio E' Musica E Armonia2:34
8
Il Silenzio E' Verità E Preghiera2:24
9
Nel Silenzio Incontri Il Maestro2:39
10
Nel Silenzio Respiri Dio3:12
11
Ogni Viaggio Comincia Da Vicino3:04
12
I Muri Sono Nella Mente3:02
13
Apri il Tuo essere2:15
14
Il Momento E' Ora, Qui, Adesso3:07
15
Abbandoma L'Io E Il Mio2:34
16
Accettati, Cresci, Matura2:40
17
Sii Semplice, Sii Te Stesso2:04
18
Il Saggio Sbaglia E Sorride2:14
19
Se Arrivi A Essere Ciò Che Sei, Sei Tutto2:37
20
Quando Sei Consapevole Il Viaggio E' Finito3:23

Musiciens :
Violons: Paolo Andreoli, Ilaria Bruzzone, Andrea Cardinale, Damiano Cottalasso, Sara Diano, Daniele Guerci, Chiara Noera, Roberto Piga, Alessandro Sacco, Susanna Traverso
Violoncelles: Marianna Carli, Federica Vallebona
Basse: Giovanni Chiaramonte
Flûte: Maura Bruzzone
Hautbois et cor anglais: Davide Fiorentini
Clarinettes et clarinette basse: Maura Gandolfo
Basson: Claudio Matteo Severi
Cor: Roberto Spanu
Trompette: Salvatore Lavena
Guitare acoustique: Mauro Bonelli
Percussions: Dado Sezzi
Chant: Valeria Bruzzone, Claudia Sanguineti
Piano: Marco Canepa 
 
CD sortie en 2001 sur le label : Inner Garden Records 

Je ne résiste pas au plaisir de mettre ici le commentaire de Ciro Perrino, avec toute mon admiration : "Cher Louis, tu m'as vraiment fait une merveilleuse surprise en me souvenant de mon projet solo qui date maintenant de plus de 20 ans. En fait, c'est en 1998, après un de mes concerts où je présentais mon album solo "De Rerum Natura" interprété avec un petit orchestre symphonique, que lors d'une visite sur l'île, je suis tombé amoureux de ces vingt pensées qui dessinaient le chemin autour des murs du monastère. Pour ceux qui souhaitent l'écouter, je signale ce lien : https://ciroperrino.bandcamp.com/.../ciro-perrino-lisola... Mais aussi cette version : https://ciroperrino. bandcamp.com/album/ciroperrino-lisola-small-ensemble-version que j'ai édité au bout de 5 ans mais pour un petit ensemble beaucoup plus rythmé et sans cordes. Et que j'ai présenté, dirigeant moi-même les ensembles musicaux, à l'occasion de différents concerts sur l'île et au bord du lac, aussi bien en version orchestrale qu'avec un petit ensemble. Une partie de ma famille d'origine, outre la France, vient de cette région si fascinante et regorgeant de lacs magnifiques. MERCI vraiment Louis ! C'est vraiment un beau cadeau !"

samedi 25 avril 2020

Flora (riscoperta di questo ottimo gruppo, con tre album nella discografia)


De temps en temps, j'aime bien mettre en lumière des groupes sortis de nulle part mais qui méritent vraiment qu'on parle d'eux, tout simplement parce que ce qu'ils font (ou ont fait enl'occurence) est bon. C'est le cas de Flora. Ce groupe, c'est l'affaire depuis 1998 de Paolo Nicastro (basse et chant) et Fabrizio Lusitani (guitares) accompagnés d'une équipe solide avec Claudia Nicastro au chant, Pietro Beltrami ax claviers, Michele Tizzoni  à la batterie et Pina Muresu au saxophone. En tout le groupe a enregistré six albums (les trois premiers étant en fait des démos auto-produites). A ma connaissance, seuls les trois CD distribués par Lizard Records sont assez facilement trouvables.
Car depuis 2013, le groupe de Piacenza n'a plus donné aucun signe de vie et a laissé peu de traces sonores sur le web. Voilà tout ce que j'ai trouvé :
Le titre "Camaleonte" extrait de Sei en écoute sur FB 
Une vidéo sur YT d'un extrait de concert datant du 11 juin 2011 Flora Live YT
En route maintenant pour un rapide panorama des trois albums disponibles chez Lizard Records (http://www.lizardrecords.it/)
Flora (2005)


Avec cet album éponyme, qui est donc le quatrième dans l'ordre des enregistrements du groupe mais le premier réellement édité et publié, Flora dessine les contours d'une identité musicale très personnelle caractérisée par une manière d'aborder la musique qui est en toute circonstance douce voire même suggestive à l'instar d'un morceau comme "baltico" (la version qui est sur Flora) mais aussi par une forte accointance avec le jazz, certes un jazz dilué, parfois édulcoré mais jazz quand même. Pas question pour autant de s'ennuyer, le groupe montrant aussi à l'occasion des velléités pour emballer la machine, certes toujours dans un registre mesuré ("Insalata n° 4"), et ne rechignant pas non plus à se lancer dans des développements plus recherchés, notamment en terme de rythmiques élaborées ("15/8").

Traiettorie di Vola (2009)


En 2009, le groupe revient à la charge avec Traiettorie di Vola. J'avoue que j'ai un gros faible pour cet album qui est à mon avis d'un niveau supérieur aux deux autres présentés ici. 
C'est vrai d'abord pour ce qui concerne la qualité et l’intérêt des compositions. En écoutant cet album, j'ai la sensation (agréable) d'avoir affaire à des musiciens développant une approche très esthétique de la musique qui se traduit par une expression par moments très proche du pop art (les instrumentaux "Ed Hopper" et "Rami", la séquence free sur la deuxième partie de "Trasparente"). Le saxophone, omniprésent sur les trois albums, est ici particulièrement bien mis en valeur avec à plusieurs reprises un positionnement lead ("Ed Hopper", "Marco", "L'attesa"). C'est aussi sur Traiettorie di Vola que Claudia Nicastro peut donner sa pleine mesure au chant ("Come Costruire un Albero").
Enfin c'est le disque sur lequel les instrumentistes se lâchent un peu plus au point d'accoucher d'un improbable titre de jazz funky technoïde ("L'attesa") pour la touche finale, quand ils ne se laissent pas aller à flirter avec un rock qui cousine avec Caravan ("Trasparente") ou avec les compatriotes de Conqueror ("Marco").  A l'évidence la nouvelle distribution des rôles, avec Paolo Nicastro passé de la guitare à la basse et donc l'arrivée subséquente d'un guitariste maîtrisant un registre plus large et développant un jeu plus rock, permet de produire une musique beaucoup plus dynamique tout en gardant toujours ce côté classe et cette mesure qui font la différence ("It's all right").

Sei (2012)
En 2012, Sei permet au groupe Flora de présenter une belle synthèse de son style tout en gardant le côté  soyeux de Flora et en y ajoutant une belle dose d'entrain communicatif, hérité de Traiettorie di Vola (propriété qui manquait par contre clairement sur le trop contemplatif Flora) très bien exprimé sur de nombreux morceaux ("Caleidoscopio", "Camaleonte" écoute YT ici, "Tartaruga", "Non mi ricordo", "Cosimo post-moderno" "Signor Psiche") bénéficiant tous d'un traitement énergique matérialisé par une rythmique soutenue, par des accords plaqués et par des riffs de guitare plus tranchants, le morceau "Insalata n° 6" renouant quant à lui avec la complexité rythmique de "Insalata n° 4", un côté jubilatoire en plus.

dimanche 26 janvier 2025

Limite acque sicure : Un'altra mano di carte (IT)

Dire che il primo album dei Limite Acque Sicure, uscito nel 2022, mi ha dato grandi soddisfazioni è un eufemismo. Questa rivisitazione del rock progressivo italiano degli anni '70, con un pizzico di modernità, aveva paradossalmente un lato rinfrescante ed emozionante, come una boccata d'aria fresca che ricordava i bei tempi.
Ecco il secondo lavoro del gruppo: Un'altra mano di carte, concepito da sei musicisti (gli stessi) ma anche da sei personaggi, uniti sotto l'insegna Limite Acque Sicure per raccontarci sei storie significative, splendidamente musicate.
Limite Acque Sicure ci sorprende con l'imponente riff heavy metal che apre "Joker" e l'album stesso. Il seguito del titolo dark e gotico si trasforma in una sorprendente epopea di dark prog illuminata da esplosioni di sintetizzatori. "Il racconto di Juan della sua terra" si riallaccia a questo melodico e splendente prog sinfonico italiano con in più alcuni passaggi molto nervosi che dobbiamo a Luca Trabanelli decisamente molto vivace alla chitarra elettrica, un pezzo che mi ricorda La Torre dell'Alchimista, che per me è il meglio del meglio. Sebbene 'Natale 1914' sia più da classificare in una vena neo prog, L.A.S. imprime comunque il suo stile con una parte centrale - strumentale - che decolla davvero nonostante un tempo relativamente pesante. Con la sua caratteristica linea vocale e il suo suonare la tastiera a scatti e martellante , dovremmo menzionare il Banco del Mutuo Soccorso per "…non il Bergerac"? Nessun dubbio, ma anche qui il gruppo porta il suo tocco personale con una sezione finale davvero sbalorditiva. Ancorato alla lontana tradizione del canto popolare del bacino del Mediterraneo "Chita" non è meno di una modernità incredibile. Le esplosioni vocali di Ambra Bianchi trasportate dalla chitarra ardente di Trabanelli, sono semplicemente mozzafiato. Ma il meglio è nell'ultima parte del pezzo. La performance vocale di Ambra è spinta al suo climax qui, con un raddoppiando le sue linee vocali, ma anche con un accompagnamento strumentale meticolosamente studiato, il lavoro sulle percussioni è fenomenale, rendendolo un momento unico e di grande intensità. Non ho paura di scriverlo: solo il prog italiano è capace di offrire un pezzo di tale bellezza e profondità. Con "Storie perdute" torniamo al prog sinfonico più convenzionale. Ma questo è decisamente devastante e inarrestabile, e può facilmente competere con il miglior Banco. Inoltre, oggi il gruppo può essere considerato il discendente naturale dei B.M.S, il che è un grande onore.
Il 2025 è appena iniziato e Limite Acque Sicure offre già un primo grande momento del prog italiano.  Con questo secondo album, il gruppo di Ferrara ha fatto più che confermare. Si afferma come un riferimento essenziale per l'attuale RPI, ma pone anche un traguardo molto alto per il Best Of di fine anno !

Le groupe : Andrea Chendi, Ambra Bianchi, Antonello Giovannelli, Luca Trabanelli, Paolo Bolognesi, Francesco Franz Gigante. 

La tracklist :

1. Joker
2. Il racconto di Juan della sua terra 
3. Natale 1914
4. …non il Bergerac
5. Chita
6. Storie perdute
 
Sortie : 17 janvier 2025
Label : Minautore records 

jeudi 20 juin 2024

Prowlers : Orchidea

Le nouvel album de Prowlers vient juste de sortir (19 juin 2024) et son écoute confirme encore une fois tout l'intérêt de ce groupe mais aussi son originalité que l'on retrouve dès les premières mesures du morceau titre "Orchidea" avec ce canon à deux voix féminines qui met en avant ce chant contrapuntique complexe.
Orchidea se présente comme un voyage sonore qui alterne les moments d'exaltation avec d'autres nettement plus sereins. Ainsi les chansons rock ("Universi paralleli", "Il bao della luna") sont entourés par des compositions acoustiques ("Clorofilla", "Non sei mai andato via"), avec pour équilibrer le tout des mi-tempos de haute volée comme " "Bocche d'ambra".
Arrêtons-nous sur deux morceaux particuliers.
Tout d'abord ,"Non sei mai andato via" qui est une très belle chanson nostalgique écrite en hommage à Marco Premoli, le premier bassiste du groupe, décédé prématurément. La chanson est un hommage émouvant de ses amis, qui mêle mélancolie et espoir, représentant un moment de réflexion et de célébration de la vie de Marco à travers la puissance évocatrice de la musique.
L'autre piste incontournable est la longue suite "Ultimo Viaggio". Il s'agit d'une œuvre complexe organisée, comme il se doit, en plusieurs mouvements. La tradition prog est ici respectée et l'on peut savourer vingt minutes d'un rock progressif amené à son meilleur niveau, avec des changements réguliers de tempo, des passages oniriques quasi irréels et une profusions de mélodies complexes et envoutantes. Chaque mouvement de la suite est un chapitre d’une histoire musicale qui transporte l’auditeur à travers des paysages émotionnels et sonores uniques. Le tout est porté par ces entrelacs de voix de femmes, cette "partie féminine" qui reste une caractéristique forte du groupe dont la musique est incontestablement marquée par la forte personnalité artistique de Laura Mombrini.
Avec ce septième album, le groupe impose à nouveau sa sérénité et une forme de force tranquille qui lui est propre. Orchidea est un album qui confirme non seulement la maîtrise technique et créative des membres de Prowlers, mais aussi leur capacité à toucher le cœur des auditeurs avec des thèmes profonds et sensibles. Chaque piste est une partie indispensable et indissociable d’une plus grande mosaïque, qui combine l’énergie du rock électrique avec la délicatesse des ballades acoustiques, offrant un voyage musical, mais aussi une expérience introspective, qui ne peut que charmer et ensorceler l'auditeur qui veut bien prendre le temps d'écouter tranquillement cette œuvre.
Avec cet album, le groupe confirme l'excellent niveau déjà atteint avec Navigli Rifflessi et s'impose pour de bon dans le panorama du rock progressif italien contemporain, en offrant au public une œuvre qui sera autant appréciée par les fans de longue date (dont votre serviteur !)que par de nouveaux adeptes. Si ce n'est déjà fait; ne manquez pas l’occasion de plonger sans retenue dans ce voyage musical extraordinaire, ce groupe en vaut le coup.

Le groupe : Alfio Costa (claviers), Laura Mombrini (chant et chœurs), Fulvio Rizzoli (guitares et Bouzouki), Roberto "Bobo" Aiolfi (basse), Marco Freddi (batterie et percussions), Cristina Lucchini (chant et chœurs).  

La tracklist :

  1.  Orchidea
  2. Universi Paralleli
  3. Clorofilla
  4. Il bao della luna
  5. Bocche d'ambra
  6. Ultimo viaggio
  7. Non sei mai andato via

vendredi 8 novembre 2019

Michele Conta : l'intervista in italiano


Intervista a Michele Conta (Traduzione : Rossana Lombardi)

Dopo l’uscita di questo album che nessuno si aspettava, Endless Nights (vedere il mio articolo di qualche giorno fa), era indispensabile saperne di più sul nostro “ritornato” italiano, Michele Conta, membro storico della Locanda delle Fate. Ebbene, non resterete delusi perché la prima intervista esclusiva di Michele è per i lettori di questo blog. Ecco la versione italiana, mentre la versione francese  (https://rockprogressifitalien.blogspot.com/2019/11/scoop-michele-conta-linterview.html?spref=fb&fbclid=IwAR0iA4dzBRrg4zjcpbaa1PsySaCIAF9a-REQjcHaBi8eIrEASmBsgPm-s4U) è stata pubblicata qualche giorno fa.


Ciao Michele, sono proprio contento di farti questa intervista! Ovviamente la prima domanda è: cosa hai fatto per tutti questi anni dopo lo scioglimento della Locanda delle Fate (mi sembra) nel 1980?
Ciao Louis,
in tutti questi anni ho fatto il medico a tempo pieno e lo spazio dedicato al pianoforte era di sera dopo cena, per rilassarmi un po' dalla giornata di lavoro.

Come mai hai aspettato così tanto tempo prima di fare questo album solo?
Infatti dopo lo scioglimento, si stava sempre più affermando la disco music ed il punk e altra musica leggera di bassa qualità, per cui  ho preferito uscire dalle scene.

Sei rimasto in buoni rapporti con gli altri componenti della Locanda delle Fate?
I rapporti personali con i membri della Locanda sono buoni;  con alcuni di loro ci sentiamo spesso telefonicamente e anche di persona.
Sono entrato nella band da ragazzo: infatti avevo solo 17 anni e gli altri componenti erano più vecchi di me di parecchi anni per cui li consideravo come dei fratelli più grandi da cui prendere consigli.

Non hai mai pensato di tornare a suonare con la Locanda delle Fate?
Nel corso degli anni ci furono vari tentativi di reunion con la Locanda, però mai riusciti ...  Il punto di disaccordo era che alcuni musicisti della band volevano esclusivamente andare in tour con i brani del vecchio album, invece io ci tenevo a realizzare un disco nuovo, Infatti preferisco di gran lunga la composizione  ai concerti!

Hai pensato di invitare dei componenti della Locanda delle Fate nel tuo album?
Per le parti cantate di questo ultimo CD avevo pensato di chiedere a Leonardo Sasso, però Simone Lampedone (il mio ingegnere del suono) mi ha fatto notare che il sound sarebbe stato troppo  simile a quello  della Locanda.
Alla fine ho scelto la voce di Ermanno Brignolo (il chitarrista) perché vive a Sydney, in Australia, e ha ovviamente una perfetta pronuncia dell'inglese.

Quest’album è una sorta di prolungamento della Locanda delle Fate o qualcosa di completamente diverso e personale?
Inevitabilmente troverai alcune somiglianze con la musica della Locanda delle Fate perché, come sai, quattro delle tre vecchie composizioni di Forse le lucciole… erano le mie.
La differenza sostanziale con Forse le lucciole… riguarda gli arrangiamenti musicali poiché sono meno barocchi e quindi più semplici, ma spero altrettanto efficaci.

Quando hai composto i brani di Endless nights?
Come ti ho detto, in tutti gli anni in cui non ho registrato dischi ho comunque sempre continuato a suonare e comporre.  E' stato Niko Papathanassiou (fratello del grande Vangelis) a convincermi a realizzare il cd.
Infatti lui viveva a Volos, in Grecia, e un paio di volte all'anno ritornava a Milano a trovare le sue due figlie (che lì vivevano) quindi prendeva il treno e veniva un paio di giorni ad Asti per salutarmi...
Insieme si ricordava i vecchi tempi… tra un bicchiere di vino e l'altro ascoltava le mie ultime composizioni, mi dava i suoi giudizi e così mi convinse a ricominciare...

Come definiresti la musica del tuo album? Lo consideri prog?
Secondo me il cd comunque rientra in quel genere musicale che voi giornalisti avete definito dopo gli anni ‘70 “Rock progressive”.
Mi  ricordo che quando suonavo con la Locanda delle Fate i giornalisti degli anni 70 ci definivano  come  band di rock mediterraneo oppure rock romantico!
E' un album  di sei brani che  tenta di esprimere le mie emozioni  e che non lascia spazio a fasi di virtuosismo fini a se stesse.

Come mai siete andati a registrare agli studios Abbey Road a Londra?
Le registrazioni sono stati fatte in parte a Torino (nello studio di registrazione di Simone Lampedone) e proseguite agli  Abbey  Road.  Questi studi londinesi  mi piacciono molto.  A guardarli dal di fuori, cioè dalle famose strisce pedonali, hanno un aspetto che intimorisce qualunque  musicista. Invece all'interno c'è un bell'ambiente  di professionalità e amicizia.  Stupisce la semplicità con cui i tecnici ti mettono a tuo agio.  L'ingegnere del suono che preferisco è Frank Arkwrite, perché cerca di capire nei minimi dettagli i suoni che io desidero ma nello stesso tempo dà un impronta con la sua personalità..

Com’è andata con Gavin Harrison?
Sono stato fortunato a conoscere Gavin Harrison.  È noto che lui suona solo canzoni che  lo coinvolgono emotivamente.  Prima di accettare ha voluto ascoltare i brani, così ho fatto la mia scelta e glieli ho spediti via mail... Ti confesso che per me  è stato come un esame scolastico.  Successivamente abbiamo iniziato a registrare partendo da “È Nell'Aria…”.  Ti devo confidare che un brano a cui tenevo non gli è piaciuto molto per cui ha preferito non includerlo.

 Che musica ascolti oggi?
Attualmente ascolto musica di vari generi, anche classica.  Ho un po' abbandonato i vecchi dinosauri del progressive da cui avevo imparato molto in gioventù (mi riferisco a Genesis, Gente Giant, King Crimson ecc).  Ultimamente ho riascoltato ad esempio  Steven Wilson e Pineapple Thief.

Cosa pensi dell’ambiente musicale di oggi, delle nuove tecnologie (come lo streaming) e del business attuale?
La tecnologia digitale negli ultimi anni ha completamente cambiato il modo di fare musica e di produrla.  Le case discografiche hanno sempre meno importanza.  Secondo me questo non deve spaventare i musicisti, anzi si sta instaurando un rapporto più immediato con chi ascolta (YouTube ecc.).  Dobbiamo pensare che da sempre  tutto cambia ed evolve ma l'arte e l'estro creativo saranno sempre presenti in noi.

Hai intenzione di tornare sul palco per suonare le canzoni del tuo album e magari anche qualche altro vecchio brano?
Per ora ho in programma solo qualche esibizione dal vivo con il pianoforte.  La più importante è prevista per i primi di Gennaio a Londra.

Adesso possiamo sperare anche in un prossimo album?
Gli ultimi mesi sono stati per me positivi dal punto di vista creativo nel senso che ho idee nuove con una evoluzione del mio stile.  Se questo cd avrà riscontro positivo l'idea è di concretizzarle con un nuovo lavoro.




dimanche 20 décembre 2020

ma sélection des meilleurs albums de RPI pour 2020

 

Encore beaucoup de sorties cette année en prog italien avec une belle qualité d'ensemble, de beaux projets individuels et quelques franches réussites que l'on va bien sûr retrouver dans ma sélection 2020. J'en profite au passage pour remercier les artistes et les maisons de disques qui me font parvenir leurs copies avec une reconnaissance toute particulière pour ceux qui m'envoient une copie au format physique (CD ou vinyle). Ce sont ceux qui savent que j'ai vraiment du mal avec les supports dématérialisés. Encore merci à eux.
Ma sélection pour cette année 2020 est à la fois originale et surprenante dans la mesure où elle présente quatre évidences, qui sont aussi quatre valeurs sûres du prog italien, et cinq surprises que personne n'attendait.
TOP "1" 2020 S'il faut un vainqueur, alors la première place revient à LogoS et son album impeccable Sadako e le mille gru di Carta. Les Véronais atteignent avec cette œuvre un point haut de leur déjà longue histoire. Un très grand Bravo à eux !
Juste après, nous avons trois groupes confirmés du prog italien avec :
- La Maschera di Cera avec S.E.I.
- Ubi Maior avec Bestie Uomini e Dèi  
- Sintonia Distorta avec A piedi Nudi Sull'Arcobaleno 
Ils forment une belle haie d'honneur et sont vraiment très proches de LogoS, mais Sadako e le mille gru di Carta est réellement mon coup de cœur de l’année. 
Derrière, ce sont bien des surprises que je vous propos dans la mesure ou les cinq noms qui apparaissent étaient absolument inconnus de tous il y encore quelques mois. Vous pouvez ainsi vous pencher sérieusement sur les albums suivants (sans ordre spécial) : 
- les revenants de  Corpo avec  Corpo III
- Jus Primae Noctis et leurs très prometteurs Istinto
- le projet solo de Gianni Nicola malicieusement appelé Oh No it's prog (Oh No it's prog !)
- I Giullari di Corte dont j'espère que l'album Presa di Coscienza pourra bientôt être édité en format physique (peut être que cette mise en lumière les aidera, en tout cas je l'espère vraiment)
- et enfin, Cut the Tongue, l'album de fin d'année que l'on n'attendait pas, que l'on doit à Julius Project, un collectif de musiciens confirmés réunis autour d'un homme et de sa fille pour écrire quelques pages musicales d'une très belle histoire de famille.
Cela fait donc neuf albums distingués pour cette année qui se termine dans l'incertitude et la précarité pour beaucoup d'artistes. Je pense ici avant tout à eux en espérant que nous verrons tous en 2021 le bout de ce cauchemar. 
Pour ceux qui ne sont pas dans cette sélection, qu'ils n'oublient pas qu'il s'agit uniquement de mes goûts personnels, pas d'un concours ! Je pense particulièrement à Mesmerising (The Clutters Storyteller), Ancient Veil (Unplugged Live), Daniele Solo (Order or DisOrder), Instant Curtain (Let us tear apart), Métronhomme (tutto il tempo del mondo), O.A.K. (Nine Witches under a Walnut tree), OTEME (Un Saluto alle Nuvole), Monjoie (Love Sell Poor Bliss for Proud Despair), Notturno Concertante (Let Them say). J'ai aussi pris pris beaucoup de plaisir à l’écoute de ces albums.
Voici donc la liste de cette sélection de neuf albums avec la possibilité de lire ou relire à chaque fois ma chronique si vous cliquez sur le titre.
 
LogoS : Sadako e le mille gru di Carta (Andromeda Relix) (bandcamp de LogoS ici)

La Maschera di Cera : S.E.I. (label : BTF.IT, AMS)

Ubi Maior :  Bestie Uomini e Dèi (label : BTF.IT, AMS)

Sintonia Distorta : A piedi Nudi Sull'Arcobaleno (label Lizard Records, le site du groupe ici)

Corpo : Corpo III  (label : Lizard Records)

Jus Primae Noctis : Istinto (label : Nadir Music)

Oh No it's prog : Oh No it's prog ! (Autoproduction, pour contacter Gianni Nicola c'est ici)

I Giullari di Corte : Presa di Coscienza (autoproduction, le bandcamp du groupe ici)
 
Julius Project : Cut the Tongue (autoproduction, c'est distribué par G.T. Music à cette adresse)

lundi 11 septembre 2023

Julius Project : intervista e scoop ! (IT)

 

Incontro in occasione del festival al Veruno 2023 con il team di Julius Project (quasi al completo) per tornare all'incredibile avventura del primo album (Cut the Tongue) e per rievocare anche un nuovo album. Intervista con (da sinistra): Marco Croci, Paolo Dolfini, Dario Guidotti, Filippo Dolfini, Giuseppe Chiriatti. Salvo diversa indicazione, alle domande risponde Giuseppe Chiriatti (aka Julius Project). 

Iniziamo riprendendo la recensione pubblicata su “Le Petit Monde du Rock Progressive Italien” quando Cut the Tongue è stato pubblicato nell'agosto 2020. Cosa ne pensi?
È ancora sorprendente rileggere queste parole tre anni dopo l'uscita di Cut the Tongue. Provo una certa forma di incredulità e anche molta emozione. Tutto questo è ben oltre ciò che immaginavo, mi chiedo persino come sia stato possibile. È come un sogno diventato realtà. 

Con le tue due figlie alla voce (Bianca e Martina), con Paolo Dolfini alle tastiere e suo figlio Filippo alla batteria, alla fine Julius Project non sarebbe un po' una storia di famiglia?
È una storia di famiglia ma anche una storia di amicizie e ora, con gli amici musicisti che si sono aggiunti, è una grande famiglia. E anche se siamo fisicamente e geograficamente lontani, ci sentiamo davvero come se fossimo tutti connessi gli uni agli altri. Quindi sì, è una storia di famiglia allargata! 

Alla fine questo album, Cut the Tongue, è forse più compiuto e più riuscito che se fosse stato realizzato 45 anni fa come previsto!
Assolutamente, è sicuramente meglio di 45 anni fa per due motivi principali. Il primo motivo è che in quel periodo l'album sarebbe uscito intorno al 1981, quindi molto oltre rispetto al periodo d'oro del prog. C'erano già nuove tendenze musicali come la New Wave, quindi ci sarebbe stato il rischio che sarebbe stato un disco vecchio e superato. Poi, 45 anni fa non avrei avuto l'opportunità di avere i musicisti che sono nel disco e dal punto di vista tecnico non avrei avuto conoscenze sufficienti. 

Perché hai scelto di cantare in inglese e non in italiano?
Alla fine degli anni '70 ascoltavo principalmente musica cantata in inglese, mi piaceva il suono del canto in inglese. Inoltre ho sempre avuto difficoltà a trovare le parole giuste in italiano per scrivere i testi e abbinarli alle melodie e alla musica che avevo in mente. Per me è stato alla fine più facile e normale trasporre le emozioni e le idee che volevo esprimere in inglese. Naturalmente, i testi sono stati poi revisionati da persone che parlavano correntemente la lingua. 

Inoltre, non ci sono molti toni specifici del rock progressivo italiano in questo album, che suona molto anglosassone. Quali sono le influenze di Giuseppe Chiriatti?
All'epoca ascoltavo molto band inglesi come Genesis, Yes, Van der Graaf Generator, e anche le band italiane che ascoltavo come Banco del Mutuo Soccorso e soprattutto Premiata Forneria Marconi erano molto legate al rock progressivo inglese. Quindi l'impronta proveniva da lì. Ma sono anche sensibile alla tradizione melodica italiana, soprattutto nel canto. Quindi cerco di prendere queste radici italiane e la melodia italiana nel canto.
Paolo: In realtà è un prog ispirato al prog inglese con profonde radici nella melodia italiana. 

Ci sono un sacco di grandi brani in questo album, in realtà tutto è meraviglioso, ma ti dico che per me "I see the sea" è sopra gli altri, come se Rick Wakeman e Renaissance avessero fatto questa canzone insieme, un'impressione che è confermata con "Glimmers" (per Renaissance).
"I see the sea" è un brano che è stato composto di getto al pianoforte. Come spesso accade, all'inizio è un'idea che poi si è arricchita in seguito. Quindi il paragone con Rick Wakeman lo prendo volentieri ovviamente, grazie. Per i Renaissance, è lo stesso, è un'influenza che è passata nella composizione. "Glimmers" è stato un brano più difficile da comporre ed è nato in un momento di grande sofferenza emotiva. 

Il cast vocale è incredibile in questo album: le tue figlie e Richard Sinclair ovviamente, ma Dario Guidotti in "You need a prophet" e Marco Croci in "Speed kings" sono grandi sorprese perché ogni volta è esattamente la voce che serviva.
Per le scelte che abbiamo fatto, ha contato molto il modo di cantare. Per "Speed kings" serviva una voce rock e Marco poteva cantarla, mentre per "You need a prophet" serviva una voce più modulata.
Dario (ride): La mia voce assomiglia a quella di Jim Morrison!

A proposito, il brano "Cut the tongue" è stato composto con l'idea di far cantare Richard Sinclair o è venuta dopo?

Ho scritto questa canzone appositamente per Richard Sinclair e con l'idea che l’avrebbe cantata lui.

Il grande hard prog di "Speed kings" è solo per sfogarsi su una traccia o potresti fare un intero album di questo genere?
Ho sempre amato il rock ma non so se sarei in grado di fare un intero album del genere.
Paolo: come arrangiatore, posso dirti che questo è uno dei pezzi che abbiamo modificato di meno. Non abbiamo quasi toccato nulla, ma ovviamente abbiamo aggiunto una potente sezione ritmica suonata da Marco e Filippo.

Ho riascoltato l'album cinque o sei volte prima di venire a Veruno, tu sei consapevole che se un disco come questo fosse uscito 45 anni fa firmato da una band inglese, ne parleremmo ancora oggi?
È davvero un complimento molto bello, grazie Louis.
Paolo: molte persone, amici ma non solo, ci hanno detto che bisognava ascoltare l'album più volte per apprezzare bene tutto.

Una domanda per Filippo: come ci si sente a suonare su un album di vecchi?
(risate da tutta la squadra) Filippo: ho iniziato a lavorare sul materiale nel 2015, quindi avevo 24 anni. E la cosa che mi ha convinto è che la musica non suonava vecchia!

Veniamo ora allo scoop di questa intervista: c'è un secondo album dei Julius Project in preparazione?
Sì Louis, c'è un secondo album in arrivo con undici brani

Era previsto di fare un secondo album o è stato l'interesse per Cut the Tongue che ha innescato il numero 2?
Non era pianificato, ma l'appetito viene mangiando. Ho avuto voglia di finire la storia cercando di fare ancora meglio e di completare il percorso di Boy.

Quindi è ancora un concept album?
Senz’altro. E’ il concept del primo album che continua nel secondo album per raccontare il resto della storia. 

Questa volta non c'erano composizioni in un cassetto della casa?
No, è tutto nuovo. Beh, quasi. 

Vale a dire? Chi ha composto la musica e i testi? È un album più collettivo?
Paolo: Ci sono alcune collaborazioni su parti strumentali nate da idee che io e Marco avevamo sviluppato con il nostro gruppo tra il 1980 e il 1985, quindi sono elementi che non provengono dal prog degli anni '70. Alla fine, dovremo vedere come questo si inserirà nel tutto.
L'altro punto importante è che questo album lo abbiamo iniziato insieme dall'inizio, mentre il primo era di fatto già pronto. Per Cut the tongue, è stato più un lavoro in termini di arrangiamenti e di ricerca dei musicisti.
Ma senza dubbio l'80% delle musiche di questo nuovo album sono di Giuseppe, così come tutta la storia è interamente di Giuseppe. Pertanto non può essere considerato un lavoro collettivo.

Troveremo lo stile musicale del Julius Project (un pop rock progressivo ipermelodico con questo lato rock opera) o c'è qualcosa di nuovo?
Sarà un po' nuovo ma non così tanto. Siamo piuttosto in continuità. La matrice infatti rimane la stessa.

Chi suona e chi canta in questo album? È la stessa squadra di musicisti o ci sono nuovi relatori?
Sì, sono fondamentalmente gli stessi, ma non ti diremo tutto (risate). Quello che possiamo dirti è che ci sarà anche un nuovo musicista, un chitarrista di 35 anni con il quale avevamo già avuto contatti attraverso il nostro club italiano di appassionati di Hammond di cui facciamo parte io e Paolo, e il cui batterista ufficiale è Filippo! Ci è sembrato carino offrirgli di collaborare con noi. Inoltre, è un grande musicista che è stato entusiasta di unirsi a noi. Suonerà su due o tre pezzi. 

Ci sono sorprese?
Sì. Rimane un segreto ma quello che possiamo dirti è che si tratta di un pezzo che viene dal passato. 

Ultima domanda: qual è il futuro di Julius Project?
Speriamo che il nuovo album possa essere pubblicato per maggio/giugno del prossimo anno. Naturalmente, ci piacerebbe anche suonare dal vivo. Ne abbiamo fatto uno a gennaio a Lecce e la speranza sarebbe quella di fare un concerto altrove. 

Un'ultima parola?
Ci dispiace che Bianca non sia potuta venire in modo da essere al completo. Un grande grazie a te Louis per questa intervista che è una vera opportunità per noi.


Veruno, 2 settembre 2023