samedi 25 septembre 2021

Arthuan Rebis : Sacred Woods (recensione in italiano)

 
Arthuan Rebis è lo pseudonimo di Alessandro Arturo Cucurnia. Polistrumentista, suona diversi tipi di arpa, ma anche chitarra classica, bouzouki, cornamusa, flauto, tastiere, percussioni e tutta una serie di strumenti esotici. È un compositore, ingegnere del suono, concertista internazionale e naturalmente un musicista freelance che crea le sue opere. Fa parte di progetti come IN VINO VERITAS, Antiqua Lunae e The Magic Door, ogni volta con la stessa propensione ad offrire uno spettro musicale molto aperto. L'universo musicale di Arthuan Rebis è composto da una moltitudine di influenze provenienti dall'Oriente come dall'Occidente: musica medievale, tradizionale, barocca, pagana, folk, new age, celtica. Le scale utilizzate provengono dall'India, dalla Mongolia, dalla Cina, dalla regione mediterranea e dal folklore nordico e celtico. Questo melting pot musicale sembra improbabile eppure funziona per la semplice ragione che Arthuan Rebis padroneggia la sua arte al livello di Alan Stivell. Se cito Stivell è perché questi due musicisti hanno un approccio artistico molto vicino e hanno in comune questa apertura mentale unica verso le diverse culture musicali del mondo con questa volontà di proporre un'assimilazione fedele, mai distorta o snaturata. Ecco perché non parlo di World Music! È essenziale sottolineare che tra i grandi strumentisti presenti al fianco di Arthuan Rebis, troviamo Vincenzo Zitello, l'arpista italiano di fama mondiale che ha imparato direttamente da Alan Stivell. Vincenzo Zitello accompagna Arthuan Rebis in tutti i suoi progetti. E conoscendo il rigore di Zitello questo è davvero un riconoscimento tra due grandi musicisti che suonano nella stessa corte.
Sembra essere un luogo comune dire che ascoltare Sacred Woods è un cambio di scenario. Tuttavia, questo è davvero il caso e, soprattutto, è uno dei punti di forza di questo album che sposta costantemente i paradigmi e fa viaggiare l'ascoltatore da un universo all'altro senza mai sentire una pausa. Al contrario, sembra esserci un filo invisibile che collega le nove tracce. L'impercettibile è un elemento essenziale del tutto.
Arthuan Rebis è molto più di un artista proteiforme, è uno di quei rari musicisti alchimisti, creatori di opere uniche e preziose che costituiscono anelli indispensabili nel genoma musicale universale. Sacred Woods è ovviamente un'illustrazione perfetta di questo.
 
I musicisti: Arthuan Rebis (voce, arpa celtica, chitarre, basso, esraj, bawu, gaita, flauti irlandesi, percussioni, synth), Nicola Caleo bodhràn, percussioni, piatti), Ysmail Emanuele Milletti (basso fretless), Vincenzo Zitello (arpa bardica, fujara, santoor), Giada Colagrande (voce), Mia Guldhammer (voce), Gabriele Gasparotti (synths), Glen Velez (bodhràn), Federico Sanesi (tablas), Paolo Tofani (narratore)
 
La tracklist :
Albero sacro
Driade
Kernunnos
Runar
Elbereth
come foglie sospese
Fairy Dance
Danzatrice del cielo
Diana
 
Come complemento a Sacred Woods, non sarebbe di troppo raccomandarvi anche La Primavera del Piccolo Popolo, un album molto celtico del 2020. Potete trovarlo sul bandcamp di Arthuan Rebis (https://arthuanrebis.bandcamp.com/)

vendredi 24 septembre 2021

Arthuan Rebis : Sacred Woods

 

 
Arthuan Rebis est le pseudonyme d'Alessandro Arturo Cucurnia. Musicien poly-instrumentiste, il joue de plusieurs sortes de harpes mais aussi de la guitare classique, du bouzouki, de la cornemuse, de la flûte, des claviers, des percussions et encore de toute une palanquée d'instruments exotiques. Il cumule les rôles de compositeur, d'ingénieur du son, de concertiste de niveau international et bien sûr de musicien indépendant créant ses propres œuvres. Il est ainsi partie prenante des projets In Vino Veritas, Antiqua Lunae ou encore The Magic Door avec à chaque fois cette même propension à proposer un spectre musical très ouvert. L'univers musical d'Arthuan Rebis est composé d'une multitude d'influences venant aussi bien d'orient que d'occident : musique médiévale, traditionnelle, baroque, pagan, folk, new age, celtique. Les gammes utilisées proviennent aussi bien d'Inde, que de Mongolie, de Chine, du pourtour méditerranéen ou encore des folklores nordiques et celtiques. Ce melting pot musical semble improbable et pourtant il fonctionne pour la bonne et simple raison qu'Arthuan Rebis maîtrise son art à la hauteur d'un Alan Stivell. Si je cite Stivell, c'est que ces deux musiciens ont une démarche artistique très proche l'une de l'autre et ont en commun cette ouverture d'esprit unique sur les différentes cultures musicales du monde avec cette volonté d'en proposer une assimilation fidèle, jamais déformée ou dénaturée. Voilà pourquoi, je ne parle pas de world music !  Il est d'ailleurs essentiel de souligner que parmi les grands instrumentistes présents aux côtés d'Arthuan Rebis, on trouve Vincenzo Zitello, le harpiste italien mondialement connu qui a longtemps appris avec Alan Stivell. Vincenzo Zitello accompagne Arthuan Rebis dans tous ses projets. Et quand on connaît la rigueur de Zitello, il s'agit bien là d'une reconnaissance entre deux grands musiciens qui jouent dans la même cour. 
Cela semble un lieu commun d'affirmer que le dépaysement est garanti à l'écoute de Sacred Woods. C'est pourtant bien le cas et surtout c'est une force de cet album que de changer en permanence de paradigme et de faire voyager ainsi l'auditeur d'un univers à un autre sans jamais qu'il ressente de rupture. Bien au contraire, il semble exister un fil invisible qui relie les neuf pistes entre elles. L’imperceptible s'impose ici comme un élément essentiel du tout.
Arthuan Rebis est bien plus qu'un artiste protéiforme, il fait partie de ces rares musiciens alchimistes, créateurs d’œuvres uniques et précieuses constituant autant de maillons indispensables du génome musical universel. Sacred Woods en est évidemment une illustration parfaite.
 
Les musiciens : Arthuan Rebis (chant, harpe celtique, guitares,  basse, esraj, bawu, gaita, flûtes irlandaises, percussions, synthés), Nicola Caleo Timer Shine (bodhràn, percussions, cymbales), Emanele Ysmail Miletti (basse fretless), Vincenzo Zitello (harpe bardique, fujara, santoor), Giada Colagrande (chant), Mia Guldhammer (chant), Gabriele Gasparotti (synthés), Glen Velez (bodhràn), Federico Sanesi (tablas), Paolo Tofani (narrateur)

La tracklist :
  1. Albero sacro
  2. Driade
  3. Kernunnos
  4. Runar
  5. Elbereth
  6. come foglie sospese
  7. Fairy dance
  8. Danza trice del cielo
  9. Diana

En complément de Sacred Woods, je ne saurai trop vous recommander l'album de 2020 La Primavera del Piccolo Popolo très orienté musique celtique. Vous pouvez le trouver sur le bandcamp d'Arthuan Rebis

dimanche 19 septembre 2021

The Trip : Caronte 50 Years Later (recensione in italiano)

Per comprendere appieno cosa sia realmente questo album e cosa rappresenti, dobbiamo tornare indietro di qualche anno. Dopo il concerto dei The Trip nel 2012 ad Alassio in omaggio ai due scomparsi del gruppo, Wegg Arvid Andersen e Billy Gray, il tastierista e frontman dei The Trip, Joe Vescovi, ha dato il soprannome di "Caronte" a Pino Sinnone, il primo batterista del gruppo.
Qualche tempo dopo, sentendo avvicinarsi la fine, le fece promettere di continuare a dare vita alla musica di The Trip. Joe Vescovi purtroppo è partito il 28 novembre 2014 ed è stata una grande perdita per il prog italiano. Pino si mise allora all'opera con coraggio quando aveva già settantatré anni. Ha creato una prima formazione nel 2015, The New Trip. poi dopo alcune prove ed errori e diversi tentativi, è finalmente arrivato a quello che considerava il gruppo di musicisti giusto per mantenere la sua promessa: garantire una serie di concerti di supporto e registrare un album di cover dei The Trip. Fatto. Caronte 50 anni dopo è stato rilasciato il 14 luglio 2021.
Vuoi il verdetto adesso? Ve lo regalo: Pino è riuscito nella sua missione oltre le aspettative. Questo disco è un miracolo. Non credo che ci sia compiacimento lì dentro. Conosco a memoria tutti i brani di The Trip, ascoltati centinaia di volte. Ho visto e sentito il gruppo sul palco in varie configurazioni e posso dirvi che anche senza Joe, senza Billy, senza Wegg, questa formazione vale mille volte meglio di un semplice qualificatore di tribute band o quant'altro dispregiativo. . Come mai ? Perché al di là dell'esecuzione tecnica (torneremo su questo), l'anima di The Trip è presente in questo disco come sul palco, l'ultimo concerto fino ad oggi al festival 2 Days Prog + 1 essendo stato sotto questo aspetto un grande momento. Quando The Trip attacca "Caronte" in concerto, ci sono almeno due persone che sentono l'elettricità attraversare tutto il loro corpo, Marina Montobbio e il sottoscritto. E durante la performance del 4 settembre, ha funzionato davvero bene!
Pino si è circondato di un gruppo di giovani musicisti che fanno molto meglio che essere irreprensibili, incarnano davvero The Trip oggi. Carmine Capasso, lo conoscevamo già. Nessun problema. Da diversi anni è anche collaboratore abituale dei Samurai of Prog. Ranfa alla voce, era più che ovvio. Questo è il massimo per questo lavoro. Ma gli altri due membri reclutati da Pino sono tutte perle, a cominciare da Andrea D'Avino che non ha un ruolo facilissimo (in sostituzione di Joe Vescovi alle tastiere!) eppure è francamente stupendo all'organo Hammond. . Infine Tony Alemanno è una grande scoperta, un bassista solido ed efficiente che ha capito il modo di suonare di Wegg.
Va detto e affermato, questo album è intelligente e ben fatto. Riprende i brani di Caronte (l'album del 1971) in ordine e in perfetta esecuzione, con nervi, muscoli e cuore. Ma include anche un brano composto appositamente per l'occasione da Carmine Capasso. Questo titolo, "Acheronte", costituisce un'introduzione perfettamente in linea con il resto. Alla fine dell'album, Pino decise di aggiungere l'enorme, mostruosa "Una Pietra Colorata", tratta dal primissimo disco del gruppo, e "Fantasia", brano ascoltato solo nel film Avventura a Montecarlo che ben meritava. . In queste ultime due tracce è Kri, il figlio di Pino, a guidare una forma di passaggio di consegne andata in scena anche durante il concerto di Revislate, Pino che fa per l'occasione un discorso carico di emozioni.
Al di là dell'evidente successo di questo progetto, spero che le persone scoprano nel 2021, attraverso questo album, le tante pepite che The Trip ha suonato cinquant'anni fa! Sarebbe ancora più bello del sogno di Joe Vescovi.
Per finire: un pensiero profondo per Joe e due parole per Pino: Bravo & Grazie!.
 
La tracklist:
 
1. Acheronte (Capasso)
2. Caronte I (Vescovi)
3. Due fratelli (Vescovi-Gray)
4. La piccola Janie (Vescovi-Grigio)
5. The Ultima Ora e Ode a Jimi Hendrix (Vescovi-Gray)
6. Caronte II (Vescovi)
7. Una Pietra Colorata (Vescovi-Sinnone)
8. Fantasia (Vescovi-Sinnone)
 
Il gruppo: Andrea Ranfa (voce solista), Carmine Capasso (chitarre, sitar, theremin, programmazione, voce), Andrea "Dave" D'Avino (organo Hammond, pianoforte, cori), Tony Alemanno (basso, cori), Pino Sinnone (batteria) + Kri Sinnone (batteria su 7 e 8)

samedi 18 septembre 2021

The Trip : Caronte 50 Years Later

Pour bien comprendre ce qu'est réellement cet album et ce qu'il représente, il faut revenir quelques années en arrière. Après le concert de The Trip en 2012 à Alassio en hommage aux deux disparus du groupe, Wegg Arvid Andersen et Billy Gray, le claviériste et leader de The Trip, Joe Vescovi, a donné le surnom de "Caronte" à Pino Sinnone, le premier batteur du groupe.

 

Quelques temps après, sentant la fin approcher, il lui a fait promettre de continuer à faire vivre la musique de The Trip. Joe Vescovi est hélas parti le 28 novembre 2014 et çà a été une immense perte pour le prog italien. Pino s'est alors courageusement attelé à la tâche alors qu'il avait déjà soixante treize ans. Il a monté une première formation en 2015, The New Trip. puis après quelques tâtonnements et plusieurs essais, il est enfin arrivé à ce qu'il a considéré comme étant le bon groupe de musiciens pour aller jusqu'au bout de sa promesse : assurer une série de concerts supports et enregistrer un album de covers de The Trip. Voilà qui est fait. Caronte 50 Years Later est sorti le 14 juillet 2021. 

Vous voulez le verdict maintenant ? je vous le donne : Pino a réussi sa mission au delà des espérances. Cet album est un miracle. Ne croyez pas qu'il y ait de la complaisance là dedans. Je connais par cœur tous les morceaux de The Trip, écoutés des centaines de fois. J'ai vu et entendu le groupe sur scène dans diverses configurations et je peux vous dire que même sans Joe, sans Billy, sans Wegg, cette formation vaut mille fois mieux qu'un simple qualificatif de tribute band ou je ne sais quoi de désobligeant. Pourquoi ? Parce que au delà de l'exécution technique (on va y revenir), l'âme de The Trip est présente dans ce disque comme sur scène, le dernier concert en date au festival 2 Days Prog + 1 ayant été à cet égard un grand moment. Quand The Trip attaque "Caronte" en concert, il y a au moins deux personnes qui sentent l'électricité passer dans tout leur corps, Marina Montobbio et votre serviteur. Et lors de la performance du 4 septembre, çà a marché à fond !

Pino s'est donc entouré d'une bande de jeunes musiciens qui font bien mieux qu'être irréprochables, ils incarnent vraiment The Trip aujourd'hui. Carmine Capasso, on le connaissait déjà. Pas de souci.  Il est d'ailleurs devenu un collaborateur régulier des Samurai of Prog depuis plusieurs années. Ranfa au chant, c'était plus qu'une évidence. C'est le meilleur pour occuper ce poste. Mais les deux autres membres recrutés par Pino sont tous des perles, à commencer par Andrea D'Avino qui n'a pas le rôle le plus facile (remplacer Joe Vescovi aux claviers !) et pourtant, il est franchement bluffant à l'orgue Hammond. Enfin Tony Alemanno est une belle découverte, un bassiste solide et efficace qui a compris le jeu de Wegg.

Il faut le dire et l'affirmer, cet album est malin et bien fait. Il reprend les titres de Caronte (l'album de 1971) dans l'ordre et dans une exécution parfaite, avec du nerf, du muscle et du cœur. Mais il comprend en plus un morceau composé spécialement pour l'occasion par Carmine Capasso. Ce titre, "Acheronte", constitue une entrée en matière parfaitement raccord avec la suite. En fin d'album, Pino a a décidé d'ajouter l'énorme, le monstrueux "Una Pietra Colorata", tiré du tout premier disque du groupe, et "Fantasia", un morceau uniquement entendu dans le film Avventura a Montecarlo qui méritait bien cette exhumation. Sur ces deux dernières pistes, c'est Kri, le fils de Pino qui est aux baguettes dans une forme de passation de témoin qui a également été mise en scène lors du concert de Revislate, Pino faisant pour l'occasion un discours plein d 'émotions.   

Au delà de la réussite évidente de ce projet, j'espère que des personnes vont découvrir en 2021, à travers cet  album, les nombreuses pépites que jouaient The Trip il y a déjà cinquante ans ! Ce serait encore plus beau que le rêve de Joe Vescovi.

Pour finir : une pensée profonde pour Joe et deux mots pour Pino : Bravo & Grazie !. 

La tracklist :
1. Acheronte (Capasso)
2. Caronte I (Vescovi)
3. Two Brothers (Vescovi-Gray)
4. Little Janie (Vescovi-Gray)
5. L'Ultima Ora e Ode a Jimi Hendrix (Vescovi-Gray)
6. Caronte II (Vescovi)
7. Una Pietra Colorata (Vescovi-Sinnone)
8. Fantasia (Vescovi-Sinnone)

Le groupe : Andrea Ranfa (chant lead), Carmine Capasso (guitares, sitar, theremin, programmation, chant), Andrea "Dave" D'Avino (orgue Hammond, piano, choeurs), Tony Alemanno (basse, chœurs), Pino Sinnone (batterie) + Kri Sinnone (batterie sur 7 et 8)


jeudi 16 septembre 2021

Hunka Munka : Foreste Interstellari

Certains se souviennent encore de l'étonnante couverture du LP de Hunka Munka en 1972 présentant une nature morte au goût douteux : une lunette de WC de laquelle émergeait une main tenant quelques fleurs. Le titre de l'album, Dedicato A Giovanna G., ne laissait aucun doute sur l'intention poétique de son auteur !

Cinquante ans plus tard, Roberto Carlotto redonne vie à Hunka Munka pour un dernier tour de piste. L'album intitulé Foreste Interstellari fait un peu moins de cinquante minutes. Et cette fois, Roberto est entouré d'un vrai groupe avec notamment trois membres de la formation de power metal symphonique, Solisia, qui constituent la colonne vertébrale du groupe accompagnant (basse, batterie, guitare électrique). Mais le personnage principal présent aux côtés de Carlotto est Joey Mauro. On peut d'ailleurs se demander si ce projet est vraiment celui de Roberto Carlotto et pas plutôt celui de Joey Mauro. En effet, ce dernier a co-écrit six titres avec Roberto et en a composé trois, seul. Il a produit l'album, en a assuré toute la partie artwork et a bien sûr joué des claviers, notamment toutes les parties des arrangements orchestraux. Joey Mauro est réputé pour être un grand claviériste expert es synthés minimoog, mellotron et autre orgue Hammond, un vrai amoureux des claviers antiques qu'il collectionne et répare quand l'usure de l'âge se fait sentir. Mais Joey Mauro a aussi eu sa période dance-music et italo-disco, ce qui peut interpeller, même si sa collaboration avec Carlotto ne date pas d'hier. Ils travaillent ensemble depuis une vingtaine d'années et partagent leur passion commune pour tout ce qui se rapporte aux objets électrifiés dotés de touches noires et blanches.

Ceci étant, l'écoute de cet album nous rassure assez vite sur les bonnes intentions des deux acolytes même si le contenu musical est à des années lumières de la pop à la mode Beatles de Dedicato A Giovanna G. De fait Hunka Munka a pris du muscle. Si le tempo martial de l'opener "La Dama della Foresta" surprend, il permet surtout de couper court avec le passé. Foreste Interstellari est un album différent de son lointain prédécesseur et aligne toute une collection de morceaux hard prog à l'ancienne réalisés avec une évidente volonté de produire des timbres vintage marqués ("La Dama della Foresta" donc mais aussi, "Brucerai" "Idee Maledette", " I Cancelli di Andromeda "). La production du disque, très homogène, a clairement été pensée dans cet esprit old school. On comprend alors que Carlotto et Mauro ont construit cet album comme une cathédrale avec l'idée d'y faire résonner leurs claviers rétros sans se fixer aucune limite dans la démesure. Même si le morceau "Foreste Interstellari" est un peu à part d'abord du fait de sa longueur mais aussi de par sa dimension prog symphonique, le ton général reste le même et fait quand même beaucoup penser à L'Uovo di Colombo, simple coïncidence ou lointaine influence ? Entre ces brûlots, les quelques petits divertissements que sont "La Solitudini delle Stelle", "L'uomo dei Trenini" et "La Stanza dei Bottoni" viennent égayer le tout. Enfin, toujours au rayon des douceurs, "Amanti Come Noi" nous ramène à une pop typiquement italienne à la New Trolls, également proche de Dik Dik, groupe dans lequel Roberto Carlotto avait trouvé refuge après Hunka Munka. 

Cette renaissance de Hunka Munka a évidemment quelque chose de surprenant car on croyait Roberto Carlotto beaucoup plus intéressé, depuis longtemps, par les voitures de collection. Mais franchement on est content de le retrouver en si bonne compagnie. Il faut croire que Joey Mauro a su être convaincant et c'est tant mieux. Alors, au final, même si cet album est plus tourné vers le passé que vers l'avenir, il permet de passer un sacré bon moment.

Les musiciens : Roberto Carlotto (chant, claviers) et Joey Mauro (claviers) accompagnés de Gianluca Quinto (guitares), Andrea Arcangeli (basse), Andreas Eckert (basse), Marcantonio Quinto (batterie, percussions), Alice Castagnoli (chant, chœurs), Tony Minerba (chant).



La tracklist :

1. La Dama della Foresta
2. Brucerai
3. La Solitudini delle Stelle
4. Idee Maledette
5. L'Uomo dei Trenini
6. I Cancelli di Andromeda
7. Foreste Interstellari
8. Amanti Come Noi

9. La Stanza dei Bottoni


Label : Black Widow Records


lundi 13 septembre 2021

Alias : The Second Sun

Alias est une groupe napolitain. C'est déjà un bon présage. Mais la formation comprend surtout une brochette de musiciens à la technique époustouflante avec notamment le batteur Fredi Malfi associé depuis plusieurs années à un autre grand groupe de Naples, le mythique Napoli Centrale de James Senese.  Le reste d'Alias se compose de Romilda Boccheti au chant et au claviers, d'Ezio Felaco à la basse et de Giovanni Guarreri à la guitare classique, tous trois membres fondateurs d'un autre groupe, l'Orchestra Multietnica Mediterranea. Et c'est sans doute là que se trouve la clé de compréhension de la musique que propose Alias. Car si Alias est un projet différent, il s'inspire sans aucun doute possible des travaux réalisés par l'Orchestra Multietnica Mediterranea avec toutefois une forme et un habillage différents, nous allons y revenir car les membres d'Alias nous réservent quelques surprises en la matière. En effet, selon le groupe, Alias propose une musique world-prog. Pourtant à l'écoute de cet album, cette définition paraît beaucoup trop restrictive. Dès le premier morceau "Red Six", une évidence s'impose : ces quatre musiciens  sont d'un calibre peu commun. Avec le renfort de Max Fuschetto au haubois (un des tous meilleurs actuellement dans sa spécialité), ils proposent un premier instrumental de haut vol, juste rehaussé des vocalises de Romilda Boccheti. Juste derrière, "Pitch Black" est la première des surprises annoncées. Imaginez un groupe de rock des sixties qui se lancerait dans une longue cavalcade intégrant au fur et à mesure tout ce qui lui passe par la tête, des tempos binaires accélérés, du jazz rock fou mais aussi des touches de musique électronique, le tout malaxé, secoué mais au final parfaitement maîtrisé, avec au milieu le chant de Romilda Bochetti qui s'impose d'emblée comme une grande voix jazzy. "Pitch Black" est un morceau addictif comme on en rencontre pas souvent avec ce niveau d'exécution. Le contraste est assez saisissant avec le très calme "Mediterraneo Prog", durant lequel le piano et la guitare classique déroulent un long ruban onirique tout juste interrompu par un intermède jazzy qui, outre un changement de tempo, propose une nouvelle performance vocale de Romilda Bochetti. A ce moment du disque, vous savez que vous irez jusqu'à la fin car à l'évidence il se passe quelque chose de réellement passionnant et que vous êtes en face d'une musique supérieurement intelligente. "Around the Universe" va à nouveau vous charmer avec sa rythmique de bossa qui revient régulièrement à plusieurs reprises. Morceau cool s'il en est, il n'en est pas moins truffé de changement de rythmes (avec quelques mesures impaires corsées) qui en font un joyau à plusieurs facettes. La ligne mélodique est ici chantée, soyeuse, presque amicale, elle attire irrésistiblement l’auditeur. L'instrumental  acoustique "Danza dei due Mondi" centré sur la guitare classique  de Giovanni Guarreri évoque rapidement une performance soliste de Franco Mussida, d'ailleurs le morceau prend au bout de trois minutes la forme d'une tarentelle, la partie mélodique étant jouée au synthé,  et il est alors évident que la PFM de "E festa" n'est plus très loin avec le même résultat exaltant à l'arrivée. Avec "The Second Sun" le groupe réussit, à la fois, à changer à nouveau radicalement d'ambiance et à nous étonner. Car ce que l'on entend ici n'est ni plus ni moins qu'une reprise du thème mélodique de "Stairway to Heaven" dans une adaptation toute en nuances aussi fascinante par la qualité des parties vocales (Romilda assure le chant et les chœurs) que par la longue digression centrale qui va vous emmener très loin et même beaucoup plus loin que vous l'imaginiez. Tendez l'oreille car il y a ici et là de courtes citations à ne pas rater (un indice pour vous aider, le King Crimson de "Cat Food"). Cette partie instrumentale est un modèle du genre, une des plus belles que j'ai jamais entendu. D'ailleurs tout le morceau est fascinant. Et quand je parle de pouvoir de fascination, que dire de "Samsara". la plongée dans le folklore méditerranéen est ici intense. La voix de Romilda Bochetti, puissante et enjôleuse, survole tout le morceau dont la dernière note volontairement placée en suspension laisse l'auditeur coi dans une forme de sidération. 

Avec The Second Sun, les musiciens d'Alias réussissent à captiver l'auditeur autant par une approche décalée de ce qu'ils appellent le world-prog que par des compositions qui présentent toutes un côté addictif voire carrément jouissif. Certes la couleur est affichée dès le départ : proposer une musique d'essence ethnique unissant le folklore principalement méditerranéen, le jazz, la musique classique et le rock. Mais ce qui compte ici, c'est le résultat dont on ne se lasse pas pour une bonne raison, c'est qu'il s'agit d'une musique à la fois inspirée et surtout à caractère universelle. Sa force est dans ces deux propriétés que l'on rencontre finalement assez rarement aujourd'hui y compris dans le rock progressif ! Vous aurez aussi remarqué qu'il n'y a pas de guitare électrique sur cet album.

On peut être à la fois dithyrambique et objectif. Je pense que c'est ce le cas pour ce superbe album, en marge du prog, on est d'accord. Décidément Naples nous offre toujours de belles surprises.      


La tracklist :

  1. Red Six
  2. Pitch Black
  3. Mediterraneo Prog
  4. Around the Universe
  5. Danza dei due Mondi
  6. The Second Sun
  7. Samsara

The Second Sun est un album autoproduit, je vous donc ici le lien bandcamp du groupe Alias

dimanche 12 septembre 2021

Gruppo Autonomo Suonatori : Omnia Sunt Communia

De temps en temps, il sort de ma pile de disques à écouter une très belle surprise. Croyez le ou non, ce n'est pas si fréquent. Une belle surprise c'est par exemple Omnia Sunt Communia l'album de la formation originaire de la Spezia, Gruppo Autonomo Suonatori (G.A.S.). Que ce groupe ait attendu son tour depuis 1997, année de sa création, pour avoir enfin la possibilité de publier un enregistrement réalisé il y a trois ans, en 2018, est évidemment un petit miracle que l'on doit au label de Gênes, Black Widow. Merci Massimo, merci Pino. Si je vous parle de belle surprise et de petit miracle, c'est qu'il y a dans cet album de quoi réjouir tout fan de prog italien nostalgique des beautés ayant émergé durant les seventies. D'ailleurs les sonorités et les timbres adoptés par les musiciens vous évoqueront des groupes aussi attachants que Delirium et plus récemment Panther & Co., Il Cerchio d'Oro et même Spettri pour le côté plus hard prog (les parties de claviers et plus particulièrement d'orgue Hammond sur "Beatrice part II" par exemple), bizarrement toutes des formations de la région génoise. Il y a sans doute une bonne raison à cela qui tient à une tradition musicale qui se perpétue au gré des échanges entre musiciens. Car depuis sa création Gruppo Autonomo Suonatori est un groupe qui se produit régulièrement sur scène et qui accueille à l'occasion des grands noms du prog comme cela est déjà arrivé avec Lino Vairetti (Osanna), Tony Pagliuca (Le Orme), Ettore Vigo et Martin Grice (Delirium) ou encore Nunzio Fava (Osage Tribe). Bien sûr d'autres réminiscences plus ou moins appuyées vous viendront automatiquement à l'esprit comme pour la première partie de "La Regina qu'il est difficile de ne pas associer au Le Orme d'Aldo Tagliapietra. De manière plus diffuse mais quand même, "Omnia Sunt Communia" peut être pris comme un hommage à l'Opera Prima de Rustischelli & Bordini. Enfin, G.A.S. se distingue par des incises régulières de musique médiévale ("Préludio I", "Préludio II") et moyen-orientale ("Il sacco di Bisanzio", l'intro de "Beatrice") qui sont autant de petits bijoux disséminés sur tout l’album.

Avec Omnia Sunt Communia non seulement vous allez replonger dans ce prog italien vintage qui n'a pas d'équivalent ailleurs mais en plus vous allez vous gaver de longs passages instrumentaux fleurant bon les sonorités analogiques d'une époque hélas révolue ("Alice Spring", "La Regina - il sogno", "Il richiamo della Sirena"). Rien ne manquera à votre bonheur, les vents (flûte traversière et saxophone) étant également de la partie. Surtout ne commencez pas par le titre de fin "Omnia Sunt Communia". Ecoutez cet album dans l'ordre des pistes, vous sentirez le plaisir monter progressivement (!) et un sentiment de légitime béatitude vous envahira. De plus, "Omnia Sunt Communia" est un morceau qui se mérite.

Cette revue d'album a une tonalité évidemment très nostalgique mais les seuls responsables sont ces musiciens qui font ici aussi bien que leurs illustres prédécesseurs dans un anonymat total auquel je ne m'habituerai jamais quand il s'agit de productions aussi belles. Pour toutes ces bonnes raisons, amis du prog italien old school, foncez sur cet album. 50 minutes de bonheur vous attendent.

Le groupe : Claudio Barone (chant, basse mandoline), Andrea Imparato (saxophone, flûte), Simone Galleni (guitare, basse), Valter Bono (batterie), Thomas Cozzani (claviers, synthés), Andrea Foce (piano, flûte). Invité spécial : Andrea Cozzani (basse).

La tracklist :

  1. Alice Spring
  2. La Regina : (a) Il sogno, (b) La Regina
  3. Preludio I
  4. Preludio II
  5. Il sacco di Bisanzio
  6. Beatrice : (a) intro,(b) Beatrice, (c) Beatrice pt II
  7. Il richiamo della Sirena
  8. Omnia Sunt Communia

Disponible en CD et LP chez Black Widow Records

vendredi 10 septembre 2021

Ballard : chant of Posidonia

 Ballard is back avec "Chant of Posidonia"

Le projet BALLARD se poursuit avec deux dates à retenir. La sortie le 16 septembre du single "Chant of Posidonia", puis le 16 octobre, la mise en ligne sur la chaîne Youtube de l'artiste du clip vidéo de sensibilisation contre la pollution des mers .

Après les deux premiers morceaux publiés, "Changes" et  "Too Soon feat. Derek Sherinian ", voici donc "Chant of Posidonia", le troisième single du projet de rock progressif instrumental mené par le guitariste compositeur Paolo Ballardini alias BALLARD.

Il s'agit cette fois d'une pièce visionnaire, un hommage au monde sous-marin et une sorte d'hymne contre la pollution des mers que BALLARD décrit ainsi : "C'est une histoire imaginative qui voit les bancs de Posidonie exprimer à leur manière leur protestation contre la négligence de l'homme envers le monde sous-marin".

dimanche 29 août 2021

Festival 2 Days Prog + 1

 

Le festival "2 days Prog = 1", c'est pour la fin de la semaine à Revislate. Toutes les infos sur la page FB des organisateurs : https://www.facebook.com/VerunoProgRockFestival.

vendredi 27 août 2021

Premiata Forniera Marconi : hosognatopecorelettriche

Ceux qui ont lu mon post du 6 août savent maintenant de quoi (qui) je parlais. Pour le reste, je confirme. J'ai écouté cet album. Il y a vraiment du lourd et de l'inattendu car la PFM sonne différemment mais c'est vraiment très bon (bien meilleur que Emotional Tattoos) même si un ou deux titres laissent à désirer notamment celui qui a été choisi comme single (le moins bon). Quant à la version en anglais, il ne vaut mieux pas l'écouter. La suite quand l'album sortira le 22 octobre. D'ici là, motus !

vendredi 6 août 2021

!!! SCOOP !!!

J'ai écouté il y a quelques jours déjà un album tout beau tout chaud qui doit sortir à la fin de l'année  et qui devrait faire parler dans le petit monde du prog italien. Il y a du lourd et de l'inattendu. Et pour que vous ne croyez pas que je mythone je vous donne quelques précisions : 10 pistes avec un instrumental au début et un autre à la fin. Et aussi un indice : on peut tous rêver des moutons mais quand on aime le rock progressif ce sont de  drôles de moutons (voir illustration ci-dessus).

Rendez-vous dans quelques semaines/mois. D'ici là bonne fin de vacances.

dimanche 18 juillet 2021

Elisa Montaldo : Fistful of planets part II

Enfin ! Fistful of Planets part II voit enfin le jour. Après la longue période d'incertitude pendant laquelle Elisa a longuement hésité avant de se lancer à nouveau dans un projet solo, il y a eu ensuite l'inévitable parcours du combattant qui attend tout artiste qui choisi l'auto-production. Elisa a encore accru la difficulté en ayant l'ambition - on peut même parler de vision - de proposer autre chose qu'un simple album avec ce coffret proposant une expérience multi-sensorielle (comprendre la mise en action de quatre de nos cinq sens). Il fallait oser. Elle l'a fait ! Le résultat est enfin là, unique, magnifique. Le livret , les dessins, le parfum.

Le coffret en main, le CD dans votre lecteur, vous pouvez écouter, voir, toucher, sentir. Elisa vous fait ainsi entrer dans son univers privé. Avec pour commencer cette immersion dans l'expérience poly-sensorielle voulue par Elisa. Pour cela ,elle a embarqué dans son projet deux autres artistes qui apportent chacune (ce sont des femmes) leur savoir-faire. L'italienne qui se faut appeler la Strega del Castello a créé, en collaboration avec Elisa, un parfum spécialement conçu pour l'occasion. La suisse Delphine Claret-Borgio aka Delfilm a pour sa part accompagnée Elisa pour toute la partie graphique comprenant dessins, images, photos et artwork.Trois femmes impliquées dans un même projet pour un objectif unique : que la musique imaginée par Elisa s'inscrive dans un ensemble plus large et aussi plus intense afin de pouvoir vivre une révélation des sens sans avoir à quitter son fauteuil dans son salon.

Pour son deuxième bouquet de planètes, Elisa nous propose neuf nouveaux objets célestes qui correspondent à neuf nouvelles expériences personnelles d'Elisa. Volontairement plus profond que Fistful of Planets part I, ce nouveau voyage spatial nous emmène encore plus loin vers de nouvelles destinations jusque là inconnues : l’exosphère et les trous noirs.  

Voilà maintenant votre carnet de voyage avec toutes les informations utiles et toutes les clés qui vont vous permettre de faire ce beau périple interstellaire.

1- "Valse des Sirènes - chanson (second meteor of chaos)" : l'histoire de cette chanson mérite quelques lignes. Il y a quelques années, Elisa a rencontré un vieux monsieur, le Français Attala Alexandre qui, après l'avoir entendu jouer et chanter, lui a remis une partition d'une valse qu'il avait composée en lui disant qu'elle lui faisait penser à Elisa et qu'elle serait mieux entre ses mains. C'est cette même valse ("Histoire de la petite sirène Ikéa") à laquelle Elisa a donné vie avec l'aide de Matteo Nahum pour les arrangements très spéciaux donnant au tout une patine sonore évoquant un vieux gramophone. La sensation d'entendre ici une chanson venant du fond des âges est à la fois inentendue et saisissante. Elle représente bien l'idée d'une hypothétique réminiscence d'un lointain passé ancestral qui surgirait soudainement sous la ferme d'une météorite. C'est bien Elisa que l'on entend chanter, en français, les paroles du libretto.

2- "Floating/Wasting life (the grey planet)" : premier arrêt sur une planète de couleur grise. Nous devons réfléchir à ne pas perdre notre vie et de gaspiller des moments précieux. Nous devons mettre à profit le temps qui nous ait accordé pour trouver un sens à notre existence et faire les bons choix. Elisa joue du piano, chante en anglais. Paolo Tixi (Il Tempio delle Clessidre)  et Matthias Olsson (Anglagard, White Willow, Necromonkey, Molesome) s'occupent de la batterie pour le premier et des percussions pour le deuxième. Hampus Nordgren Hemlin (Molesome, Pixie Ninja) prend en charge tous les autres instruments (guitares, cloches tubulaires, vibraphone, Mellotron, basse).

3- "Earth's call (exosphere) : Matthias Olsson et  Hampus Nordgren Hemlin sont à nouveau présents, pour cet instrumental, aux côtés d'Elisa mais des renforts de poids arrivent avec les Samuraï of Prog¨ (Steve Unruh à la flûte, Rafael Pacha à la guitare classique, Nina Uzelac au violoncelle et José Manuel Medina pour la section cordes). L’exosphère d'Elisa ressemble beaucoup à un ciel nuageux et lourd qui se dégage progressivement pour laisser place à une toile bleue illuminée par un soleil radieux. L'impression d'une immersion dans un univers inconnu, donc inquiétant, dans lequel on ne sait pas, dans un premier temps, vers où se diriger et qui se révèle peu à peu être un espace rassurant et réconfortant.   

4- "We are magic (the fuchsia planet)" : la planète fuchsia  porte un message d'espoir. "Quand vous ne savez pas où vous allez, quand vous n'arrivez pas à voir votre chemin, arrêtez-vous un instant et essayez de sentir le souffle du vent. Si vous êtes inquiet pour vos choix, si vous ne trouvez pas la paix dans votre esprit, détendez-vous et buvez un verre de vin, Il y a un moyen secret d’arrêter le temps : suivez votre instinct et vous vous sentirez bien, respirez la liberté du présent et ne vous retournez pas, laissez vous juste voler... Nous sommes magiques!". La chanson délicate et mélancolique se déroule sur un mode très doux sans aucune aspérité. Elisa chante en anglais, joue du piano, des claviers et de l'auto-harpe. Matthias Olsson et  Hampus Nordgren Hemlin se répartissent le reste des instruments utilisés pour cette chanson. 

5- "Haïku (the orange planet)" : la planète orange a des reflets apaisants d’extrême orient. C'est l'astre du recueil et de la méditation. La musique en grande partie acoustique (Elisa au piano, Ignazio Serventi à la guitare classique, David Keller au violoncelle) sert de décor sonore pour une séquence parlée, assurée d'abord en japonais par Yuko Tomiyama, puis en français par Maïté Castrillo.   

6- "Feeling/Nothing/Into the Black Hole (The Black Hole)" : commençons par les paroles d'Elisa en anglais pour bien comprendre ce qui nous attend : "Tout à coup, la lumière s'éteint et la gravité m'entraîne vers le plafond de ma chambre. Où suis-je en train de flotter ? Ce n'est pas mon monde habituel ! J'ai quitté la Terre en me dirigeant vers l'inconnu parce qu'il n'y a pas d'espoir ici. L'obscurité du silence nous recouvrira tous et nous nous souviendrons, quand nous serons trop loin, des fantômes des cieux anciens qui nous indiqueront comment regarder dans les trous noirs de nos âmes perdues". Ce voyage imaginaire d'Elisa s’apparente à l'expérience ultime que nous vivrons tous un jour (le dernier voyage). Elle prend ici la forme de cette irrésistible attraction vers un trou noir et sa signification allégorique est parfaitement mise en musique dans un déroulé aussi hypnotique qu’implacable. Sont présents avec Elisa sur ce morceau : Mattias Olsson (multi instruments et effets), Steve Unruh (flûte, violon électrique), Stefano Guazzo (saxophone) Tiger Olsson (voix).

7- "Wesak (satellite)" : la petite pause procurée par l'arrêt sur le satellite Wesak est la bienvenue et permet à l'auditeur de reprendre ses esprits. Elisa est ici seule au piano pour évoquer cette fête bouddhiste célébrant la renaissance physique et spirituelle mais ayant aussi pour signification d'apporter le bonheur à chacun.

8- "Washing the clouds (the white planet)" : chanson écrite en 2017 par Elisa qui se sentait alors un peu perdue dans un univers nouveau pour elle. La vision surréaliste qu'elle a eu à l'époque, l'a amené à faire un parallèle entre les nuages noirs sales représentant des personnes négatives et toxiques et les nuages blancs immaculés qui étaient une représentation de belles âmes nettoyées de toutes impuretés. Visiblement Elisa a eu beaucoup de mal à arriver à la version satisfaisante qu'elle avait en tête même si une première mouture était sortie en 2020 sur l'album Beyond the Wardrobe des Samuraï of Prog, mais avec des arrangements complètement gérés par eux. Cette fois Elisa a dû batailler pour aboutir au résultat satisfaisant qu'elle souhaitait mais quel résultat ! Elle est accompagnée de Paolo Tixi à la batterie, Diego Banchero (Il Segno del Comando) à la basse, Ignazio Serventi aux guitares et des fidèles Mattias Olsson et Hampus Nordgren Hemlin pour les autres claviers, pads, Gizmotron et Mellotron.


9- "Valse des Sirènes - grande finale (satellite)": Attala Alexandre imaginait-il que sa valse prendrait un jour cette forme symphonique avec cette séquence finale ésotérique faite de paroles récitées en italien et en anglais par Elisa ? Sans doute pas. Elisa en fait une ode à l'espoir et à la positivité. Elle est au piano pendant que José Manuel Medina gère, avec bonheur, tous les arrangements orchestraux de cette valse en deux temps, c'est bien là le cas de le dire.  

Loin de s'attacher à un style (de se cantonner dans le prog par exemple) ou de vouloir imiter ses idoles, Elton John, Kate Bush, Devil Doll, la personnalité artistique d'Elisa prend une nouvelle dimension avec ce Fistful Of Planets part II. Elle assume, avec cet album, sa propre identité artistique complexe, faite d'un mélange diffus d'élans romantiques pudiques ("Wesak"), de pulsions mystiques ("Haiku" et la 1ère partie de "Earth's Call"), de réminiscences d'un lointain héritage musical traditionnel ("Feelin" ou encore la 2ème partie de "Earth's Call"), de merveilleuses évocations oniriques ("We are magic", "Nothing", "The Black Hole", "Floating -Wasting Life") mais aussi parfois d'étranges digressions à la limite de la divagation incantatoire qui surgissent là où on ne les attend pas ("into the black hole" et le coda du "grand final"), venant ainsi affirmer que derrière le paysage le plus conventionnel, il y a toujours en arrière plan un monde ésotérique caché. En ce sens, tout dans cet album est essentiel, indispensable et complémentaire. Et puis il y "Washing the clouds", à la fois synthèse de toutes les facettes esthétiques d'Elisa précédemment évoquées et matérialisation de la perfection la plus pure, l'offrande harmonieuse d'une artiste généreuse et sincère.

Là où Fistful of Planets part I partait dans plusieurs directions, parfois avec justesse, parfois.avec une simple envie de plaire, là où le récent Dévoiler dévoilait (c'est fait exprès cher lecteur) une artiste accomplie ouverte sur plusieurs horizons musicaux, Fistful of Planets part II est un album très personnel, intime. Quelques paroles tirées de "Washing the clouds" en disent long à ce sujet :  

I’ve told you many many times
please don’t try more to recognize
the face that hides behind the song
this time won’t last so long

As every morning when the sun will rise
to warm your sleepy eyes,
I will be there to find the meaning of
the silence , the prayers, the thoughts
and put the clock in time

J'ai le sentiment qu'Elisa a ainsi fait son propre voyage introspectif. Une étape est ici franchie. Un cap est atteint mais aussi déjà dépassé. Car avec Fistful of Planets part II, Elisa laisse derrière elle plein de sentiments mélangés, parfois contradictoires, des rêves d'enfant jamais réalisés, des aspirations de jeune musicienne laissées en attente, des peurs et des appréhensions latentes qui aujourd'hui sont totalement exprimés dans cet album qui est, plus qu'un éxutoire, une affirmation de soi.

Si cette revue vous a donné envie d'aller plus loin à la découverte de cette artiste et de cet album dont la sortie officielle est prévue le 3 septembre 2021 (je laisse Elisa vous annoncer un petit scoop pour cette occasion), vous avez le choix entre le site d'Elisa et son bandcamp Elisa Montaldo, sachant qu'Elisa est pour l'instant en auto-production. Elle vend donc elle même cet album que vous pouvez acheter en version numérique ou en format physique, le CD simple ou la box complète, si il en reste encore car cent exemplaires seulement ont été produits.

Vous pouvez aussi suivre les news concernant cet album sur la page FB qui lui est dédiée :

Elisa Montaldo's Fistful of Fans & Friends

dimanche 11 juillet 2021

Divae Project : Stratosferico

Dans la lignée du projet Divae de 1995 qui avait accouché du merveilleux Determinazione, devenu depuis un album culte avec ses deux éditions verte et rouge, Guido Bellachioma renouvelle vingt cinq ans après l’expérience en gardant son statut de guide spirituel et en s'associant avec le musicien expérimenté Davide Pistoni (qui a travaillé avec Zucchero et récemment avec Il Rovescio della Medaglia) qui prend en charge toute la partie production artistique mais qui intervient également comme compositeur, comme arrangeur et qui assure la plupart des parties de claviers.  
Cet album ressemble plus à un EP ou à un mini LP constitué de six morceaux qui sont autant d'histoires évoquant les multiples facettes du prog italien, faisant aussi bien allusion au côté pop/rock qu'à celui plus aventureux d'un prog expérimental mais aussi d'une musique classique contemporaine. 
Ce disque est aussi l'occasion de rendre hommage à de grands personnages du prog italien disparus : Demetrio Stratos (Area), Giulio Capiozzo (Area), Danilo Rustici (Città Frontale, Osanna, Uno, Nova, Luna).
Pour donner vie à ce concept très particulier, car tenant beaucoup d'un entre-soi intimiste, Guido et Davide ont réuni une pléiade de musiciens gravitant dans et autour de la sphère prog italienne notamment, pour les plus connus, Lino Vairetti (Ossana) déjà présent sur Determinazione, Enzo Vita (Il Rovescio della Medaglia), Pericle Sponzili (Reale Accademia di Musica),Elio Volpini (Flea, L'Uovo di Colombo, Etna), Paolo Lucini (Ezra Winston), Fabio Trentini (ex Le Orme) et Gianni Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso).
Nous allons maintenant revenir sur ce que nous ont préparé Guido et Davide.
"Stratosferico" est un texte de la tradition populaire hellénique que Demetrio Stratos avait repris lors de ses recherches vocales en octobre 1976 et que sa femme, Daniela Ronconi, a exhumé pour l'occasion. Davide Pistoni a créé une musique sur ces paroles et c'est lui qui est au piano et aux synthés. Ce que l'on entend est tout à fait dans l'esprit des expérimentations de Demetrio. Le titre "Stratosferico" n'est donc pas usurpé.    
"L'urlo". C'est Christian Capiozzo, le fils de Giulio, qui a fournit cette bande sur lequel son père joue un solo de batterie assez étonnant par sa densité. Davide Pistoni en a bien compris l’urgence et a composé une bande-son qui, non seulement, met en valeur les patterns de Giulio Capiozzo mais qui en plus donne un sens à ce "hurlement".
Pour la troisième piste de la face A (il s'agit d'un disque vinyle !), Gianni Nocenzi offre, avec "Rawon", une composition inédite qu'il interprète seul au piano. Comme toujours avec Gianni c'est fin et inspiré. C'est fluide et intelligent. Un vrai moment de grâce. 
Toute la face B est dédiée à Danilo Rustici, le guitariste "rouge" d'Osanna qui avait ensuite quitté le groupe pour fonder Uno, Luna et aussi Nova avec son frère Corrado (le futur collaborateur de Zucchero). Trois chansons extraites de L'uomo, le premier album d'Osanna, sorti il y a pile cinquante ans justement, sont présentées avec pour point commun d'avoir comme (co) compositeur Danilo Rustici. Lino Vairetti est évidemment présent. Il assure la partie d'harmonica sur "Introduzione" et le chant sur "L'uomo". L'autre chanteur de ce morceau étant Alessandro Costanzo qui apparaissait aussi sur Determinazione en 1995. Ces deux titres sont excellents, pour ne pas dire royaux, notamment "Introduzione" qui est allongé par rapport à son modèle de 1971. La  dernière piste est une surprise car "L'amore vincerà di nuovo" est présentée avec des arrangements nouveaux pour un résultat qui donne une version très édulcorée par rapport à l’originale de 1971 (d'ailleurs la chanson est raccourcie). C'est sans doute la raison pour laquelle Lino a laissé le micro à Gazebo (un des chantres de l'italo disco dans les années quatre vingt). Il assure très correctement sa partie vocale dans un registre plus doux et moins habité que celui de Lino.
Le LP vinyle est sorti en juin 2021 à occasion du disquaire day, en édition limitée à 500 copies numérotées. 
Vous aurez noté que l'artwork signé de l’illustrateur Giulano Piccininno (qui a aussi travaillé récemment pour Le Orme) est particulièrement réussi, rappelant quelques vieilles couvertures de disques de Garybaldi et surtout de I Romans. Les cinq cent heureux possesseurs d'un exemplaire de Stratosferico auront la joie, en prime, de contempler à loisir un joli poster inséré à l’intérieur de la pochette. Il y a donc vraiment de quoi se faire plaisir avec cette jolie carte postale de prog italien envoyée de Rome par Guido Bellachioma.
 

 Face A
  1. Stratosferico.
  2. L'Urlo
  3. Rawon 

Face B

  1. Introduzione
  2. L'Uomo
  3. L'Amore vincerà di Nuovo

 

 

samedi 3 juillet 2021

Elisa Montaldo : Fistful of panets part II

 

                                            LIMITED EDITION BOX - ORDERS CLOSED

 
An enormous THANK YOU to those who supported me in this difficult project. We will produce the box, so I'll be able to give you the vision I studied for so long time. I hope you'll appreciate it.
Stay tuned for further news coming very soon! 

Elisa

 

 

vendredi 25 juin 2021

Ske : Insolubilia

Revoilà Ske dix ans après 1000 Autunni. Ske, c'est en fait le projet solo de PAola Botta (également leader du groupe Not A Good Sign) qui est grand par la taille mais aussi par son talent. Il le prouve encore une fois avec ce deuxième album, cette fois autoproduit (le premier était sorti chez Fading Records). 
Son écoute confirme un style d'écriture très particulier et très personnel qui garde encore une part de son inspiration ancrée dans le prog scandinave. Il en va ainsi du premier titre "Sudo". Cela veut aussi dire que la musique présente parfois un côté austère ("Lo stagno del proverbio") mais n'en est pas moins prenante voire hypnotisante (cf. la piste suivante "Insolubilia I"). Mais avec Insolubilia il est clair que PAolo Botta élargit son spectre stylistique et s'ouvre à des compositions que je trouve pour ma part à la fois beaucoup plus élaborées et passionnantes. De fait, il n'y a quasiment que des merveilles sur cet album, à commencer par le lumineux et transcendant "Insolubilia II" (magnifiques vocalises d'Evangelia Kozoni)  aux doux effluves médiévaux, ou encore le très fouillé "Insolubilia V" avec, entre les deux, le langoureux "Akumu" qui vous rappellera quelque vieille bande son de giallo italien des années soixante dix. Plus loin , la bombe "La Nona Onda"  démontre que PAolo est capable de monter le niveau quand il veut. A l'opposé, "Insolubilia IV" plonge l'auditeur dans une forme de félicité dont le lointain côté enfantin rassure. Pourtant, une fois encore, la construction de ce titre et l'organisation des instruments intervenants sur la partition sont particulièrement précises, ne laissant rien au hasard, pour un rendu qui s'affirme par son évidence (ce qui peut paraître au final simple n'en est pas moins parfois le résultat d'une élaboration très travaillée, c'est le cas ici !). L'autre particularité de la musique proposée sur cet album est sa dimension symphonique qui s'affirme de plus en en plus au fur et à mesure de l'avancée des pistes, du très court mais brillant "Scogli 4" jusqu'au magnifique "Insolubilia III" qui, outre le fait qu'il est le véritable point d'orgue de cette œuvre, est aussi une vraie pièce de prog italien. La boucle est ainsi bouclée !
Il y a des musiques intelligentes mais savantes dont le côté hermétique lasse et puis il y a la musique intelligente qui vous parle car écrite avec de vrais sentiments comme motivation première. C'est évidemment le cas  avec cet album. 1000 Autunni était déjà un disque de haut vol mais je n’hésite pas à affirmer qu'Insolubilia est une véritable master piece. Cela valait le coup d'attendre dix ans pour que PAolo nous gratifie de cet opus qu'une place de choix attend dans mon top de l'année 2021.

Voci le lien pour aller sur le bandcamp de PAolo et réserver votre exemplaire CD. Merci pour lui : 

bandcamp PAolo Botta

La tracklist :

 1. Sudo
2. Insolubilia I
3. Tor Cia
4. Insolubilia II
5. Lo Stagno del Proverbio
6. Akumu
7. La Nona Onda
8. Scogli 4
9. Insolubilia V
10. Insolubilia IV
11. Insolubilia III

NB : projet solo ne veut pas dire que PAolo a tout fait tout seul, qu'on en juge par le nombre et la qualité des participants. Il n'y a que de très bons musiciens ici :

Fabio Pignatelli (Goblin), basse (9)
Luca Calabrese (Isildurs Bane), trompette de poche (1,5,9,10)
Lars Fredrik Frøislie (Wobbler), clavecin (6,8)
Keith Macksoud (Present), basse (11)
Tommaso Leddi (Stormy Six), mandoline (1,11)
Nicolas Nikolopoulos (Ciccada), flûte (1,4,6,9)
Evangelia Kozoni (Ciccada), chant (4)
Vitaly Appow (Rational Diet, Five Storey Ensamble), basson (2,7,10)
Simen Ådnøy Ellingsen (Shamblemaths), saxophone (7)
Alessandro Cassani (Not a Good Sign), basse (1,5,7)
Martino Malacrida (Not a Good Sign), batterie (1,2,4,6,7,9,11)
Francesco Zago (Yugen), guitares (1,2,4,6,7,9,11)
Maurizio Fasoli (Yugen), piano (2,4,5,11)
Valerio Cipollone (Yugen), clarinette (2,4,6,8,9,11)
Elia Leon Mariani (Yugen), violon (2,4,9,10,11)
Jacopo Costa (Loomings, Yugen), vibraphone, marimba, xylophone, glockenspiel, cymbales
(1,2,4,5,6,7,9,10,11)
Maria Denami (Loomings), chant (1,6,11)
Massimo Giuntoli (Hobo), harmonium (1,9)
Pierre Wawrzyniak (Camembert, Oiapok), basse (2,4,6)
Mélanie Gerber (Camembert, Oiapok), chant (10)
Guillaume Gravelin (Camembert, Oiapok), harpe (2,4,6,11)
Pietro Bertoni (FEM), trombone, tuba (1,9,11)
Thea Ellingsen Grant (Juno), chant (5,6,11)
Tiziana Azzone (Il Giardino delle Muse), theorbe (4)


vendredi 18 juin 2021

Fufluns : Refusés

Fufluns est un groupe que l'on peut voir comme un side project. En effet, ses membres principaux font chacun partie d'une ou plusieurs autres formations du prog italien contemporain : Prowlers pour le batteur Marco Freddi, Il Bacio della Medusa pour le chanteur Simone Cecchini, Prowlers et Daal pour le clavier Alfio Costa (également auteur d'albums en solo), Daal encore, Mr Punch et (avant) The Watch et Taproban pour le bassiste Guglielmo Mariotti (qui est aussi présent sur plusieurs morceaux de l'album de La Bocca della Verita). Le guitariste, Simone Coloretti, du groupe Egoband, les a également rejoint récemment. Avec son premier album, Spaventapasseri sorti en 2016, Fufluns avait intrigué en réussissant à trouver une place à égale distance de deux des groupes de ses membres, Il Bacio della Medusa d'un côté et Prowlers de l’autre. C'était à la fois amusant et en même temps plutôt bien joué. J'avais beaucoup aimé cet album que j’avais trouvé bien fait et rafraichissant. Cinq ans plus tard, Fufluns revient avec Refusés. Au passage, merci les gars, pour le titre en français même si ce n'est pas le mot le plus positif qui soit dans notre langue. Le titre de l'album, les photos de la jaquette et son contenu font référence à des statues réalisées par l'artiste Beppe Corna qui a créé dix sept sculptures représentant autant de personnages exclus de la société pour diverses raisons, des "refusés". Fufluns en a repris neuf archétypes pour composer neuf chansons. Son contenu ne diffère pas fondamentalement de son prédécesseur, sauf à considérer que les ambiances sont globalement plus graves ("Martirio d’un Falegname") avec régulièrement des atmosphères dépressives émanant des claviers d'Alfio Costa, dont un Mellotron qui joue parfaitement son rôle cafardeux ("Canto dei Bambini Senza Voce"). Plusieurs titres révèlent  également un côté plus tranchant et flirtent avec un  hard qui rappelle Il Bacio della Medusa comme sur le rugueux et heurté "Sierra Leone". Simone Cecchini en profite pour pousser ses cordes vocales comme il sait si bien le faire avec la Méduse. Ceci étant chaque morceau reste remarquablement modulé évitant une approche trop linéaire. Pour ce qui concerne l'alternance de passages puissants et de séquences apaisées, "Desaparecido Italiano" est un modèle du genre. Le groupe sait même se faire enjôleur, à sa manière bien sûr, comme sur "Canzone per Iris" qui tiendrait presque de la ballade folk ou encore sur la très belle chanson pop "Rosa del Deserto" traversée par un très beau et très long solo de Simone Coloretti. Au final, la musique de cet album révèle beaucoup de profondeur et une forme de désespérance qui fait osciller l'auditeur en permanence entre un ressenti de malaise latent généré par les passages les plus sombres et une forme de beauté primale émanant de lignes de chant parfois désarmantes de naïveté, les morceaux "Il tuffatore della stari most", "Telefonata a Putin" et le magnifique "Blu oltremare" synthétisant parfaitement ces deux sentiments ambivalents. L'album termine par "Canto dei Bambini Senza Voce", un très bel épique prog, qui va chercher son inspiration à la source du prog italien, tant il rappelle les grandes heures de Balleto di Bronzo, Biglietto per l'inferno et surtout Metamorfosi. J'ajoute que chacun des musiciens donne ici le meilleur de lui-même tout en ayant le souci de se fondre dans le collectif sans aucune velléité de se mettre en avant. Bravo pour çà ausi messieurs.

C'est ainsi que Refusés prend pour moi l'avantage sur son prédécesseur Spaventapasseri en proposant un contenu plus dense et plus riche en émotions, en un mot plus marquant.

Pour ceux qui se demandent ce que bien vouloir signifier le nom du groupe, voici la réponse : fufluns est le nom en étrusque de la divinité des plaisirs. C'est donc en quelque sorte l'ancêtre du dieu du romain Baccchus et du dieu grec Dyonisos.

La tracklist pour le  CD :
1. Sierra Leone
2. Martirio d’un Falegname
3. Canzone per Iris
4. Desaparecido Italiano
5. Il Tuffatore dello Stari Most
6. Rosa del Deserto
7. Blu Oltremare
8. Telefonata a Putin
9. Canto dei Bambini Senza Voce


La tracklist pour le vinyle (bleu) :
Face A
1. Sierra Leone
2. Martirio d’un Falegname
3. Canzone per Iris
4. Rosa del Deserto
Face B
5. Desaparecido Italiano
6. Blu Oltremare
7. Canto dei Bambini Senza Voce

Label : Ma.Ra.Cash. Records



dimanche 6 juin 2021

Ballard : Too Soon

Il n'est pas fréquent que mes oreilles se dressent sur de la guitare instrumentale sonnant métal. Depuis trop longtemps, le long défilé des shredders me fatiguent. Il y avait eu une première vague post Malmsteen/Vai/Satriani/Gilbert puis çà s'était calmé. Depuis çà revient par périodes comme les boutons d’acné sur le visage, avec des hordes de branleurs de manche qui épatent les gogos en se contentant de descendre et de remonter des gammes qui pour être phrygienne ou mixolydienne n'en sont pas moins stériles au niveau créativité artistique. Je ne vous parle même pas des vidéos, qui pullulent sur YT et FB, d''illustres inconnus, qui se prennent pour Eddie Van Halen ou Richie Kozen. Le must étant la version pin-up avec la paire de seins bien mise en valeur. En résumé, rares sont les vrais virtuoses qui allient technicité et feeling.

Alors si je vous parle aujourd'hui de Paolo Ballardini aka Ballard c'est justement, et vous vous en doutiez, parce que ce guitariste italien est fait d'un bois différent. D'abord Paolo est un musicien confirmé qui joue avec des gens que je connais et que j'aime bien. Il est ainsi le fidèle guitariste attitré d'Alan Simon, notamment pour son épopée Excalibur. Il est aussi associé avec Luca Scherani que nous connaissons bien dans le petit monde du prog italien (La Coscienza di Zeno, Höstsonaten, Trama, Periplo). Voilà pour les présentations.

Paolo Ballardini vient de publier deux titres en avant-première d'un album solo qui doit sortir en fin d'année. Et ces deux morceaux sont vraiment excellents. Ce qui fait la différence avec Ballard tient en quelques points essentiels pour moi : une composition de base qui tient la route, une vraie musicalité, des variations d'ambiances pleines de finesses et une sensation d'écouter quelque chose de réellement aéré. C'est vrai sur "Changes" qui serait presque l'antithèse du shred, tellement Paolo prend le temps de sortir ses notes sans aucune volonté d'en mettre plein la vue. C'est encore plus vrai sur "Too Soon" qui a également pour intérêt de proposer une intervention de Derek Sherinian qui colle parfaitement à l'ensemble, sans en faire trop. 

Donc, voilà, en clair, j'aime bien, j'aime beaucoup même. Paolo annonce la sortie de son album, dont le titre n'est pas encore définitif, pour décembre, avec d'autres invités prestigieux. Nous allons donc attendre tranquillement en écoutant en boucle "Too Soon" et "Changes", ce dernier ayant pour l’instant ma préférence.

Je vous mets plusieurs liens utiles :

"Changes"

"Too Soon"

Le site de Paolo Ballardini

La chaîne YT Ballard music

 


vendredi 4 juin 2021

Syndone : Kama Sutra

Sortie du nouveau Syndone au nom évocateur (Kāma Sūtra) le 19 juin 2021. Le groupe a été signé par le label Manticore Records qui évoque plein de bons souvenirs pour les progueux italiens : Emerson Lake & Palmer bien sûr, mais aussi Premiata Forniera Marconi et Banco del Mutuo Soccorso. Pourquoi avoir appelé cet album Kāma Sūtra ? Voici quelques précisions de Riccardo Ruggieri : " Le Kāma Sūtra constitue pour les Hindous un compendium sur l’art d’aimer et d'obtenir le plaisir sexuel, en restant en cohérence avec les anciennes croyances rurales et pastorales de leur culture religieuse. Cette culture considère encore l’amour dans toutes ses manifestations les plus naturelles, de la poésie au chant, à la danse, à la peinture, à la sculpture permettant de renforcer le côté divin du processus de procréation et l’adoration du principe de la vie, également à travers le plaisir érotique. Kāma Sūtra est ici utilisé uniquement comme un mot dont le son lors de sa prononciation émerveille les gens qui l'entendent. Pour Syndone, cela devient un prétexte pour évoquer aussi bien l’amour entre deux personnes, la réalité des prostituées d’aujourd’hui, la provocation. les images, les symboles, les jeux de rôle et les personnes. Parmi tout cela, une histoire vraie, celle de Perlasca, une héroïne qui a combattu le nazisme, et beaucoup d’autres histoires communes, parmi lesquelles, peut-être, les nôtres, avec des personnages inventés, des divinités, des symboles érotiques et beaucoup, beaucoup d’amour".

La dernière fois que j'ai entendu ce groupe en live, c'était en 2019 au Festival Prog Sud, cher à mon coeur. Les italiens avaient alors présentés Mysoginia, leur tout récent album dont le concept était totalement axé sur les femmes, sur La Femme.Cette fois avec Kāma Sūtra la formation bolognaise s’encanaille nettement. Le long teaser de neuf minutes permet de reconnaître le style désormais facilement identifiable de Syndone mais aussi de se faire une idée précise de ce que va donner cet album qui semble bien né. L'écoute exhaustive des onze titres dont deux instrumentaux (tous les deux superbes) le confirme. L'opener "It's only make believin'" est une bombe qui donne le ton d'un album qui va être puissant, intense, lyrique. Tout cela n'est absolument pas dû au hasard mais bien à une qualité d'écriture remarquable. Les compositions ont une richesse harmonique et une recherche dans les arrangements, notamment symphoniques, que l'on retrouve dans des œuvres du classique par exemple. Mais pas de panique, c'est bien du rock progressif  auquel j’ajouterais le qualificatif baroque dans le sens le plus noble du terme. Avec Syndone, on est toujours surpris tant le spectre musical proposé est large au risque d'ailleurs parfois de perdre l'auditeur en attente d'une ligne stylistique plus lisible. Pour ma part, je me régale de cette diversité qui de toute façon a pour points communs : une pertinence dans le propos, un intérêt constant en terme de compositions soignées et enfin une qualité sans faille. Quand j'écoute Syndone, je pense souvent à Queen et je me dis que ce groupe italien est la version prog aboutie du Queen baroque et symphonique qui a trop tôt délaissé et abandonné cette voie royale qu'il avait pourtant lui-même ouvert de magnifique manière. Nik Comoglio et Gigi Rivetti n'ont jamais aussi bien composé et joué. Riccardo Ruggieri n'a jamais aussi bien chanté. Marta Caldera n'a jamais été aussi fine dans ses interventions. Et enfin le groupe a dégoté un bassiste high level en la personne de Simone Rubinato. Depuis que Nik Comoglio a relancé Syndone en 2010, son groupe ne nous a proposé que de très bons albums pour un parcours qui ressemble beaucoup à un sans faute (même si j'ai un faible à titre personnel pour Odysséas). Kāma Sūtra s'inscrit dans la continuité et pourrait même bien être le meilleur opus de  Syndone à ce jour. Explications : après avoir réécouté toute la disco du groupe, il me parait évident que cet album monte le niveau d'un cran en réussissant l'exploit de présenter des compositions à la fois encore plus fouillées que d'habitude, avec un soin tout particulier apporté aux orchestrations, tout en restant très accessibles, générant ainsi une forme d'évidence à l’écoute qui se matérialise par quelques belles fulgurances et une fluidité permanente à laquelle le groupe ne nous avait pas toujours habitué. La marque des grands en quelque sorte ! 

Il n'y a plus qu'à attendre la publication officielle dans quelques jours et réserver son exemplaire, vous avez le choix entre le vinyle édition couleur (300 exemplaires) et le CD édition Digipack golden (500 exemplaires).

La tracklist

1. It's only make believin'
2. Nirvana
3. Carousel (instrumental)
4. Into the Kama
5. Bitches
6. You still shine
7. Sex toys r us
8. 2 thousand 10 (instrumental)
9. Sacred & Profane
10. We are the world we created
11. Peace on Earth

Le groupe : Nik Comoglio (claviers, Hammond, Moog, orchestration, chœurs), Riccardo Ruggeri (chant lead, chœurs), Gigi Rivetti (claviers, Hammond , piano, clavinet), Marta Caldara (vibraphone, timbales), Simone Rubinato (basse), Eddy Franco (batterie, percussions)

Invités :  David Jackson (flute et double sax solo sur 7), Annie Barbazza (duo vocal sur 4) 

L'orchestre symphonique de Budapest est ici dirigé par une vieille connaissance, Francesco Zago. 

Label : Manticore Records 

Distribution : MaRaCash